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03/10/2007 |
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Anno 2007: 15° anniversario del sacrificio di due autentici martiri siciliani: Falcone e Borsellino di Domenico Lo Iacono Il tempo scorre irrimediabilmente, e come spesso soleva dire il mai dimenticato Alfredo Cucco, hora rhuit, l’ora incombe sul quadrante della storia e dei suoi grandi protagonisti. E così ci apprestiamo ancora una volta a celebrare l’anniversario, stavolta è il quindicesimo, del martirio di due autentici magistrati veramente degni di tale nome: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Quindici anni da un lato sono pochi in quanto rappresentano una goccia nell’oceano del tempo che passa e nell’immensità di personaggi che hanno segnato con la loro statura morale un’intera epoca. Sono, invece, molti se si pensa a quanto veramente poco è rimasto del loro insegnamento e, soprattutto, del loro inimitabile metodo di interpretare in maniera autentica il ruolo di magistrati antimafia. E basterebbe fare riferimento all’ultima recente “baruffa” (chiamiamola così per carità di patria e di ….giustizia) all’interno della Procura di Palermo dove ancora una volta i caselliani e anticaselliani, tutti naturalmente bel collocati politicamente, si sono dati battaglia non per amore della vittoria del Diritto ma solo per il culto della prevaricazione sull’odiato avversario. Stavolta hanno vinto i seguaci del torinese (e torinista) Casella, ma in nome di che cosa? Forse del modo migliore di sconfiggere al più presto la mafia? Macchè! Si è trattato di nuovo di una lotta per il potere che da sempre ha avuto una sola logica: “levatici tu che mi ci metto io”. Quanto diversa la mentalità di un Falcone che una volta “osò” incriminare per falsa testimonianza un pentito che, valendosi di questa “carica” oggi troppo di moda, riteneva di potere impunemente accusare l’on. Andreotti di fatti mai commessi (salvo poi essere, sempre Falcone, accusato dall’ex sindaco Orlando Cascio di nascondere le carte nei suoi cassetti). E non parliamo poi del maxi – processo basato proprio sulla inoppugnabile impalcatura falconiana. Falcone è stato ucciso. Il suo migliore amico e collaboratore, Paolo Borsellino è stato trucidato subito dopo. Dopo quindici anni siamo ancora alla ricerca di due giganti come loro. Li ritroveremo prima o poi? Se riusciamo a credere nella metempsicosi ….forse si. Altrimenti ci rimarrà, ma non a tutti s’intende, la loro eredità spirituale da riesibire ad ogni ulteriore ricorrenza.
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