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03/10/2007 |
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L’assistenza sanitaria è sempre più concreta, ma il Governo nazionale non deve rendere difficile il percorso tracciato in Sicilia Interviste a Maria Debora D’Aubert (del pronto soccorso dell’Ospedale di Palermo Buccheri La Ferla) Leo Filosto (Presidente dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata per la provincia di Palermo) ed Alfonso Zito (del Consiglio dell’Ordine dei Medici di Palermo) di Angelo Lo Iacono e Maria Teresa Mascari
Recentemente il sito internet del Ministero della Sanità ha pubblicato i risultati di una indagine ISTAT finalizzata a conoscere l’attuale stato di salute della popolazione italiana ed a ritrarre lo stato di soddisfazione dei cittadini rispetto al servizio che le strutture pubbliche e private riescono a fornire (I dettagli dell’indagine possono essere consultati sul sito internet www.vivendopalermo.it). La Sicilia è tra le prime regioni dove il grado di insoddisfazione della Sanità pubblica risulta molto elevato (25,6% degli intervistati contro una media nazionale del 17%). Crediamo sia giusto dare voce a questa insoddisfazione, tra l’altro acuita dal recente aumento del ticket sui farmaci (praticamente raddoppiato), sottoponendo la questione a chi opera direttamente nella Sanità siciliana.
Il
pronto soccorso è forse il primo fra tutti che determina in bene o in
male quel rapporto tra paziente e struttura sanitaria. In Italia più
dell’80% degli ospedali è dotato di pronto soccorso, e più del 50% di un
centro di rianimazione. Chiediamo alla d.ssa D’Aubert se, a suo parere, il servizio di pronto soccorso a Palermo necessita di interventi strutturali, e se allo stato attuale i pazienti possono ritenersi soddisfatti del servizio fornito. Sicuramente sono necessari radicali interventi strutturali al fine di garantire una accettabile assistenza al paziente che giunge presso i presidi di prima assistenza (PTE), fondamentalmente perché tali carenze creano disagi al personale medico e parasanitario, togliendo la possibilità di operare come voluto. Aggiungo che alle carenze strutturali si somma la carenza di personale sanitario; di conseguenza il servizio risulta oberato e poco qualitativo. L’auspicio è quindi che si ponga una maggiore attenzione politica in ambito sanitario, e che le divergenze ideologiche non finiscano col pesare sui cittadini. L’assistenza sanitaria è un diritto fondamentale per tutti, ma, se le strutture pubbliche non fossero state affiancate in questi ultimi anni da quelle private, soprattutto in Sicilia, non si sarebbe raggiunto quel risultato di una Sanità capace di dare risposte più o meno concrete a tutti i cittadini. Sembra che in queste ultime settimane sia andato sempre più esasperandosi il contrasto tra Ministero della Sanità e Regione Sicilia riguardo alle relative voci di spesa contenute nel bilancio regionale per la spesa sanitaria; chiediamo al dott. Leo Filosto se tale contrapposizione determina inevitabilmente situazioni di disagio e sbarramenti alla crescita ed al miglioramento del servizio in Sicilia. Ad oggi l’AIOP rappresenta 54 Case di cura che operano sul territorio regionale in regime di preaccreditamento, sinergicamente all’ospedalità pubblica in quasi tutte le branche mediche: dalla cardiochirurgia alla neuropsichiatria, dalla ginecologia all’oncologia etc. Esse fanno parte a tutti gli effetti della rete sanitaria regionale, constano di circa 5000 posti letto ed erogano annualmente circa il 20% delle prestazioni di ricovero ospedaliero, incidendo tuttavia sulla spesa ospedaliera regionale solamente in misura del 12%. Le prestazioni fornite dalle Case di cura accreditate sono inoltre attentamente controllate dalle ASL di appartenenza al fine di evitare ricoveri impropri e ricoveri definiti complicati: in ultima analisi al fine di contenere i costi cassando gli sprechi e le inappropriatezze. L’ AIOP ha innescato negli ultimi anni un percorso di efficienza e qualità tra i propri associati, quasi tutti dotati di certificazione di qualità, che si concretizzerà a fine giugno con l’accreditamento definitivo. In pratica resteranno nel sistema solamente quelle strutture che saranno in regola con i requisiti strutturali e organizzativi previsti dalla normativa. Percorso analogo è auspicabile che venga seguito dalle strutture ospedaliere pubbliche! E’ chiaro che se nell’ottica di un doveroso contenimento della spesa sanitaria regionale si dovesse procedere, come sembra, con tagli a pioggia, non selettivi, si ridurrebbero le risorse destinate all’ospedalità privata e di conseguenza le prestazioni da essa erogate con scarso beneficio economico, costando le stesse meno, a parità di branca, di quelle erogate da quella pubblica. Poiché la domanda sanitaria è difficilmente comprimibile, è probabile che assisteremmo, in tale evenienza, ad una riduzione delle sole prestazioni ospedaliere private con scarsi o inesistenti benefici economici e ad esclusivo danno dei cittadini utenti. Al dott. Alfonso Zito, componente del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Palermo abbiamo chiesto cosa pensa dell’attuale stato della Sanità siciliana. La sanità italiana ed in particolare quella siciliana stanno attraversando un momento di particolare disagio per svariate motivazioni che alla fine si possono riassumere nella discrepanza che si è creata fra la politica e lo stato di salute del cittadino. Io comprendo che la Regione abbia la necessità di risparmiare, ma questo non deve in alcun modo arrecare disagio al cittadino e al medico. Non è sicuramente con l’introduzione di nuovi ticket che si può risolvere il problema come si è dimostrato in altre regioni italiane, ma diversificando le risorse; aumentando quelle destinate al territorio,alla base, a tutte quelle figure che lavorano a contatto diretto del cittadino e primo fra tutti alla medicina di base. Una recente statistica ha messo in evidenza come il medico di medicina generale sia la figura più gradita ai cittadini italiani. E allora quanto giovamento per la salute pubblica potrebbe concretizzarsi se si togliessero al medico di base tutte le pastoie burocratiche, le note aifa e quant’altro e il medico potesse dedicare totalmente il proprio tempo alla prevenzione, alla diagnosi e alla terapia dei suoi pazienti in scienza e coscienza. Cosa per altro ribadita dal giuramento professionale: “curare ogni paziente con uguale impegno e scrupolo ed esercitare la medicina in libertà e indipendenza con l’unico scopo di salvaguardare la salute intesa come condizione di benessere fisico e psichico”. |
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