03/11/2007

 

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Il mio primo viaggio all’Estero: alla scoperta di una società diversa, forse migliore.

di Marco Di Cristofalo

Ho compiuto da poco 18 anni, e per la prima volta nella mia vita ho lasciato l’Italia alla volta degli Stati Uniti d’America. Sono andato a trovare l’amore incontrato in Italia (spero quello della vita), a Palermo; una ragazza americana, dolcissima e bellissima. Il primo giorno è sembrato un vero e proprio pellegrinaggio, due scali aerei, le attese negli aeroporti, ma alla fine sono stato premiato, sono giunto a Chicago!

Ancora prima di rivedere gli occhi della mia ragazza ho provato una strana sensazione, come se stessi per scoprire un mondo diverso da quello dal quale provengo. Ed in effetti le differenze le ho notate immediatamente, e tra me e me ho pensato: “Speriamo bene”.

Scesi dall’aereo, con un ordine "spaccato" i passeggeri sono stati invitati ad inquadrarsi su due file: una per gli americani, un’altra per tutte le altre persone di differente nazionalità. La coda si è esaurita velocemente (come mai succede in Italia); prima di me circa trenta persone, ma in soli cinque minuti è arrivato il mio turno.

A questo punto è accaduto un fatto poco piacevole: verificata sul mio passaporto la nazionalità, e la provenienza dalla Sicilia, l'agente addetto al controllo non è rimasto convinto del fatto che io sia giunto in America per una vacanza, e chiamata la sicurezza, ha preteso il controllo minuzioso dei bagagli. Il passaporto è stato temporaneamente trattenuto, ma per fortuna in pochissimo tempo anche questa seccatura è stata superata senza conseguenze.

Ma devo essere sincero, il dubbio me lo sono posto: che sia stata la cattiva reputazione dei siciliani all’estero il motivo che ha determinato il blocco della sicurezza? Preferisco pensare che magari un mio comportamento involontario li abbia insospettiti senza ragione.

Finalmente, superata questa difficoltà, ho rivisto la mia bellissima ragazza. Siamo di nuovo insieme, e siamo in America; lasciamo Chicago e ci mettiamo subito in viaggio in automobile verso Milwaukee (anch' essa bagnata, come Chicago, dal lago Michigan).

Le autostrade sono completamente diverse dalle nostre: sono molto più larghe, con tre o quattro corsie per carreggiata. Anche le automobili si differenziano: sono proporzionate alle strade americane, sono più grandi, molte Jeep, humber, pick-up ed altri generi di macchine estremamente spaziose. Ho incontrato anche alcune cabriolet con assetto sportivo. Sarà stato un caso, ma in questo primo mio viaggio in automobile ho trovato traffico "inesistente". Gli scooters, rimpiazzati da centinaia di Harley Davidson. Milwaukee, come è caratteristico di molte città americane (in tal senso a mio avviso c’è similitudine con le città italiane), alterna zone tranquille (residenziali), zone di periferia (dove soventi si insediano veri e propri "ghetti") ed il centro cittadino.

Chi non conosce la classica casa americana: una villetta, con garage collegato alla casa, un giardino molto spazioso (che collega le diverse abitazioni), un camino all’interno, ed immancabile, sicuramente, la bandiera statunitense. Normalmente, questi ambiti residenziali condividono giardini pubblici attrezzati per i bambini, scuole riservate ai giovani residenti in zona e country clubs; ed infine, negozi e ristoranti di tutti i tipi.

Mi ha impressionato nei ristoranti la velocità del servizio, mentre i negozi sono risultati sempre molto spaziosi, originali, ed in alcuni casi anche alternativi.

Ovviamente non mancavano i grandi magazzini, molto frequentati, dove soprattutto in estate la gente si reca più che per comprare, per svagarsi e per rinfrescarsi con l’aria condizionata.

Ho avuto la possibilità di assistere all’ingresso nelle scuole, dove si percepisce un clima di estrema disciplina: al suono delle campane di ingresso gli alunni si precipitano in classe; severamente vietato il fumo sia all'interno che all'esterno degli istituti, le sanzioni per i trasgressori sono pesanti; ogni alunno possiede un proprio armadietto dove depositare libri e quant’altro; in ogni scuola c'è una banda musicale (composta da ragazzi che suonano una grande varietà di strumenti) che si esibisce splendidamente ad ogni partita di football ed in altri eventi; in classe i "classici gesso e lavagna" sono sostituiti da penne elettroniche che scrivono in  "palmari mastodontici" funzionanti attraverso il noto sistema operativo "windows xp". La cosa che più mi colpito delle scuole americane è la loro struttura: immensa rispetto alle scuole che io ho frequentato in Italia; ogni istituto ha un proprio campo da football, calcio (soccer), tennis, baseball, la piscina, parcheggi spaziosissimi e molte aree verdi.

Ma il verde è una caratteristica di tutto il contesto cittadino, ed è valorizzato dalla pulizia costante delle strade, non tanto per il servizio di smaltimento ma con ogni probabilità per l’educazione civica dei propri abitanti.

Ma cosa dire dei quartieri poveri, quelli più malfamati ed emarginati? Questi sono popolati quasi completamente da gente di nazionalità messicana, afro-americana, orientale. I piccoli appartamenti prendono il posto delle ville, e la gente cerca di vivere come può.

Un anziano con il quale ho scambiato alcune parole alla fine del colloquio mi ha detto: pur di andare avanti la gente si organizza, lecitamente o anche non lecitamente; "tutto il mondo è paese".

Se devo trarre delle conclusioni da questo mio primo viaggio fuori dall’Italia, posso senz’altro affermare che ho scoperto una società diversa, più educata e più rispettosa delle regole; in questa città americana ho trovato un maggiore rispetto nei confronti dei contesti comuni, della pulizia delle strade e del verde, un modo più disciplinato di guidare le automobili, la consapevolezza della necessità di rispettare talune regole che invece in Italia sono ritenute marginali ( si pensi per fare un esempio all’uso della cintura di sicurezza…che almeno a Palermo in molti non utilizzano).

Probabilmente dietro questa spiccata civiltà, oltre la più evoluta coscienza sociale da parte dei cittadini, esiste anche un modo diverso da parte delle forze di polizia di affrontare e reprimere quando necessario i fatti che evidenziano il mancato rispetto della legge.

Ho scoperto una società diversa dalla nostra, forse migliore, a me è parso di si, ma credo non si possano dare giudizi estremi, come ha detto l’anziano d’America, ogni Mondo è Paese!