16/01/2011

 

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FEDERALISMO ED UNITA' NAZIONALE

 

Ricorre nel 2011 il 150° anniversario dell'unità d'Italia. Una ricorrenza che già da questo inizio di viene vissuta con sofferenza per le particolari vicende politiche che sta vivendo il nostro Paese.

Una su tutte viene inevitabilmente connessa ai 150 anni di unità nazionale: la svolta federalista voluta dalla Lega Nord in attuazione della legge delega n. 42/2009 approvata nel 2009.

La connessione è di facile intuizione. Il federalismo fiscale, così come è scritto nella legge delega, per la verità testo normativo molto poco chiaro e sicuramente mal scritto, se attuato, determinerebbe il definitivo fallimento del Sud Italia ed il contestuale elevamento a regioni più ricche di tutta Europa per Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino.

I toni di questa vicenda sono stati tutt'altro che pacati in questi giorni; pezzi di istituzioni pubbliche (riconducibili ad esponenti della Lega) hanno preferito non presenziare alle prime manifestazioni organizzate per la ricorrenza dell'unità nazionale, ed altri hanno esplicitamente manifestato la loro indifferenza.

Quello che è fondamentale per gli esponenti politici che rappresentano il Nord Italia è esclusivamente l'approvazione in tempi brevissimi del federalismo fiscale.

Un federalismo messo davanti a qualsiasi questione sociale economica e politica del Paese, che così come scritto affosserebbe il Sud in quanto poco vincolato ai principi di sussidiarietà e di assistenza.

In parole povere, un federalismo che vedrebbe trattenere dalle regioni più ricche le proprie risorse e costringere ad aumentare le pretese tributarie a quelle regioni che al momento non sono in grado di coprire le proprie spese, per lo più del Sud Italia, Sicilia compresa.

Qualcuno avrebbe giustamente evidenziato che in qualche modo la chiara inettitudine mostrata dalle classi dirigenti del Sud non possa essere da freno per tutta la nazione, e che non vi è strumento migliore del federalismo per imporre ad ognuno le proprie responsabilità.

Ma la questione non è così semplice.

Il Nord oggi non è così ricco per un caso o perchè è stato più bravo ed efficiente del Sud, ma ha raggiunto questo valore grazie al costante supporto ottenuto dall'Italia intera.

La verità più profonda è che i 150 anni di unità nazionale hanno comportato un insindacabile indebolimento del Sud. Infatti, è noto soprattutto agli storici ed agli studiosi, che tutti i governi che si sono succeduti nel corso di questo secolo e mezzo, hanno adottato politiche spudoratamente pro - Nord.

Così è accaduto che le opere, le infrastrutture, gli aiuti concreti alle imprese, sono stati sempre prerogativa del Nord, mentre al Sud sono stati riconosciuti soltanto sostentamenti finanziari, non vincolati a realizzare alcunché, per lo più sperperati dai politici corrotti e senza scrupoli.

Tanto per fare un esempio, forse in pochi sanno che prima dell'unità esistevano in Sicilia (incredibile oggi solo a pensarlo) fiorenti imprese tessili, che però a differenza di quelle del Nord non beneficiarono delle politiche protezioniste del Governo nazionale, il quale in questo modo determinò il fallimento di quelle siciliane e la crescita di quelle del Nord.

Così fu anche per altri rami importanti dell'economia, e così fu anche per le opere e le infrastrutture.

Soltanto nel ventennio fascista la Sicilia ottenne un minimo di attenzione da parte delle istituzioni, per il resto fu soltanto semplice  e chiaro sfruttamento.

Di fronte alla storia del nostro Paese, chi invoca mire secessionistiche più che rappresentare la parte sana dell'Italia evidenzia tutta la propria disonestà storica intellettuale e civile.

I siciliani, come tutti i meridionali, non meritano una società senza servizi e con il più alto tasso di prelievo fiscale: se l'Italia esiste ancora hanno diritto alla presenza dello Stato anche nei loro territori.

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