febbraio 2008

 

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 Gattopardo addio

di Roberto Caricato

Finalmente è successo, il  governo Prodi è ufficialmente caduto e si volta pagina. Almeno questo è quello che speriamo tutti quanti per il bene della nazione. Basta con i campanilismi da ultrà, con gli impegni presi e disattesi, con le coalizioni più improbabili, con i continui trasformismi è arrivato il momento di dire basta e rompere definitivamente il cordone che ci lega a questo insulso modo di far politica.

In molti hanno creduto in questa nuova sinistra e alla possibilità di sanare i tanti problemi creati dal precedente governo Berlusconi salvo poi scoprire, come in un finale di una tragedia greca, che la cura era peggiore del male.

Oggi un dubbio assale milioni di italiani, basterà ritornare indietro di due anni, ad un neo governo Berlusconi, per uscire da questa profonda crisi economica, politica e sociale che ci sta attanagliando?

Credo serva a tutti quanti fare qualche riflessione.

L’esigenza è quella di cambiare bruscamente rotta, riscoprire i valori comuni che ci uniscono e che ci hanno consentito nel passato di emergere contro tutto e tutti. 

Questo chiaramente non è facile, anzi forse è utopistico.

Abbiamo a che fare con una delle peggiori classi politiche che la nostra repubblica abbia mai visto. Gli interessi della casta e dei loro pochissimi amici che li finanziano vengono prima degli interessi degli italiani. Non è più uno scontro basato su ideologie contrapposte, tra proletariato e borghesia, tra imprenditori ed operai, ma una vergognosa scalata verso le poltrone del potere. Dapprima il bipolarismo e successivamente la recente legge elettorale, varata per il rotto della cuffia dal governo Berlusconi prima delle ultime elezioni, ci hanno consegnato un sistema dove il nostro voto conta poco, dove ci è stato espropriato il diritto di scelta del nome del candidato all’interno del partito per il quale votiamo. Così potrebbe capitare di ritrovarci Cuffaro capolista dell’UDC al senato o alla camera e magari rieleggerlo nostro malgrado, con tanti saluti alla giustizia.

Per contro come si può non evidenziare che il centro sinistra ha avuto quasi due anni per modificare una legge elettorale pensata solo per rendere difficile la governabilità del paese, senza riuscire a mettersi d’accordo. Come si possono tacere i fallimenti delle programmate e mai fatte leggi sul  conflitto d’interessi (che mina dall’interno la democrazia del nostro paese), sulla riforma del sistema fiscale, sulla riforma del sistema radio televisivo, sulla riduzione del numero dei parlamentari.

Si fa sempre più forte il sospetto che le contrapposizioni tra i due poli siano solo di facciata mentre, dietro le quinte, l’intesa sui programmi ed interessi è ben salda.

E’ come se esistesse un unico grande partito di centro, attraversato da correnti più o meno estremiste, che risponde ai comandi dei grandi gruppi economici italiani e dello Stato Vaticano.

Lo stesso Veltroni, declamato con il suo Partito Democratico come una novità nella scena politica italiana, deve fare i conti con questa realtà, e si camuffa da filo cattolico per piacere anche a chi fa della religione cattolica una bieca fede politica.

Complessa è anche la situazione sul campo informazione. Prigioniera dei centri di potere della politica, ci trasmette confusamente informazioni miste a disinformazioni con una puntualità e precisione da far impallidire i regimi del passato compreso quello sovietico, il più abile nel genere.

Del resto come potremmo ricevere notizie “oneste” se tutti i maggiori gruppi editoriali percepiscono favolosi contributi pubblici, che scaturiscono dalla semplice affiliazione ai partiti politici. Un fatto di per sé anomalo dato che si tratta di gruppi privati in mano ai  big dell’economia italiana. L’informazione libera è fondamentale in paese democratico e non si può lasciare totalmente nelle mani dei De Benedetti, Berlusconi, Elkann, Cordero di Montezemolo, Caltagirone, soprattutto se siamo tutti noi a pagarla.

Probabilmente ci sono alle porte altri cinque inevitabili anni di governo Berlusconi, che meglio del centro sinistra sa perpetrare gli interessi privati, attraverso leggi che favoriscono soprattutto le attività imprenditoriali del cavaliere, facendoci però raccontare dall’Emilio Fede di turno splendide favole che svolgono, meglio del Prozac, la funzione di antidepressivi collettivi.

Nonostante tutto ciò spero e credo, che si possa ancora scardinare la trappola in cui siamo finiti.

Anch’io come la maggior parte di voi credo nella politica, anch’io sono contrario all’anarchia e alle generalizzazioni, ma devo dar atto a Beppe Grillo di essere l’unica novità positiva della nostra democrazia. Attraverso lui ha preso voce la gente comune, si è avuta la possibilità di scaricare la propria rabbia, di scendere in piazza per protestare e non per la soddisfazione di qualche politico in cerca di maggiore notorietà. Grillo raccoglie nel suo blog il malcontento di una popolazione stanca di questa politica ed ostaggio di un sistema dove si pagano solo i conti degli errori altrui. L’obiettivo è quello di riprenderci in mano le nostre vite, di fare leggi per il bene del paese, di eliminare gli enormi sprechi della casta, di effettuare una rivoluzione pacifica e democratica. Le liste civiche che sta proponendo sul suo blog per le prossime politiche, sono forse quanto di più democratico esista oggi in Italia. Certo nelle mie valutazioni sono costretto a muovermi nell’intero campo dei numeri relativi (soprattutto negativi), ma siamo sicuri di poterci permettere di buttare via i prossimi cinque anni?