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03/11/2007 |
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Quando le immagini incontrano i versi di Marianna La Barbera È stata presentata a Palermo il 13 ottobre scorso a Palazzo Crociferi la raccolta di poesie “Incontri” della poetessa Elena Saviano Nata a Palermo, dove vive e lavora, Elena Saviano, libera docente laureata in scienze dell’Educazione, è nell’attuale panorama poetico italiano uno dei nomi più apprezzati, come testimoniano i prestigiosi riconoscimenti ad oggi ricevuti: dai premi internazionali “Charles Dickens”, “Marcel Proust” e “Pietro Mignosi” fino ad “Universo Donna”, del quale è stata insignita l’anno scorso, per citarne solo alcuni. I suoi versi, apprezzati da personaggi del mondo dell’arte e della cultura quali Vittorio Sgarbi, Noa Bonetti, Bent Parodi, Alfio Inserra, Tommaso Romano, Walter Mauro, Claudio Marabini, Melo Freni, Antonio Veneziani, esplorano l’universo dell’Amore toccando note sempre diverse: nostalgia, tristezza, stupore, speranza e smarrimento che si condensano in immagini capaci di rendere il lettore visivamente consapevole degli stati d’animo dell’autrice. Dalla prima silloge poetica “Io, Elena”, per i tipi di Ila Palma nel 1993, fino alle ultime due raccolte di poesie, “Apis” e “Incontri” edite della Pungitopo, Elena Saviano ha mantenuto inalterate le cifre espressive che caratterizzano le sue composizioni: se l’ermetismo continua a caratterizzare stilisticamente il verso, l’orientamento descrittivo si è ulteriormente affinato, tanto che risulta difficile definire tout court l’autrice solo come poetessa. Fotografa della realtà, si potrebbe dire, aggiungendo che le immagini di vita cristallizzate nella poesia di Elena Saviano sono sempre lucide, ferme, rigorose, anche se mai prive di sentimenti di compassione e di umana commozione, quasi a suggerire un incontro emotivo ravvicinato tra poeta e lettore. Una capacità della Saviano, questa, che non sappiamo se essere innata o maturata attraverso un’intensa attività parallela nel campo della comunicazione e della docenza: di certo, nei suoi versi, l’interazione tra chi scrive e chi legge è massima, grazie anche alla straordinaria capacità di tradurre l’universale nel particolare. Se nelle prime raccolte – oltre alla citata “Io, Elena” – “Un cielo che non c’è” e “Trasparenze smeraldine”, pubblicate rispettivamente da Federico nel 2000 e da Thule nel 2001, il protagonista assoluto dei versi era l’amore affettivamente inteso, in “Apis” e “Incontri” l’autrice lo ha declinato verso altre forme, se possibile ancora più nobili e universali. L’amore per la natura e il conseguente sdegno per l’antropocentrismo sfrenato e distruttivo che mette in pericolo e sempre più spesso distrugge i complessi equilibri dell’ecosistema, sono al centro delle due opere: “Apis” è stata giustamente celebrata come un inno alla biodiversità, ma anche come un monito severo a cambiare visione del mondo, a recuperare, nella misura in cui oggi sia possibile, il rapporto con la Terra, a partire dalle creature, anche non umane, che la popolano. Una sensibilità “ecologista” che, pur senza i noiosi e inefficaci proclami di tanto ambientalismo contemporaneo, pone il lettore nella condizione di analizzare criticamente lo stato delle cose, e che in “Incontri” si fa addirittura più radicale, sofferta, tagliente. Alla straordinaria valenza letteraria della raccolta si unisce la forza della figurazione: per ogni poesia, un’immagine pittorica, grazie alla ricerca accurata del dottore Nicolò Bonacasa, che ha messo a disposizione la propria esperienza come cultore d’arte nella scelta di nomi quali Gianbecchina, Paola Gandolfi, Luciano Ventrone, Giancarlo Giannini, Orfeo Tamburi, Stefano Di Stasio, Antonio Ligabue, Claudio Gargiolli, Salvatore Fiume, Giorgio Tonelli, Salvatore Caputo, Irene Invrea, Lanfranco, Aurelio Bulzatti, Lino Frongia, Paolo Collini, Mario Madiai, Eva Warnke, Michele Cascella, Manlio Giannici, Francesco Maiolo e Norberto. Basta leggere i versi di “Abbraccio”, “Tripudio” e “Trovarsi” per capire come l’accostamento delle immagini non sia mai casuale, e come la ricerca pittorica sia stata così accurata da diventare quasi “sociologica”; di ampio respiro spirituale la poesia “Riflessione d’amore” dedicata al Papa Giovanni Paolo II. Il discorso sulla Natura, affrontato in “Apis”, qui prosegue attraverso riflessioni così inquietanti, acute e coinvolgenti da farci ritenere che la perfezione che consideravamo appartenere ai versi della precedente raccolta in realtà doveva ancora essere raggiunta. In questo senso, possiamo affermare che il meglio dell’autrice palermitana deve ancora venire. |
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