![]() |
|
|
03/10/2007 |
|
|
|
L’ISOLA CHE NON C’E’ Arriva impietosamente, senza alcun preavviso. Dapprima leggero, quasi impercettibile poi forte, fortissimo, trasportando la sabbia ed il caldo del deserto africano. Il vento di scirocco è per noi palermitani come una ricorrenza. Sappiamo che ogni anno prima o poi inesorabilmente arriva. A me personalmente risveglia la voglia di viaggiare, di interrompere le tediose abitudini invernali e di volare all’estero. Fu così che, l’anno scorso, lo scirocco mi portò a Barcellona. Avevo sentito parlare molto e bene di Barcellona, ma soprattutto del suo centro storico. Lasciati i bagagli in albergo mi tuffai nella fiumana umana che procedeva divertita prevalentemente in un’unica direzione e senza nemmeno rendermene conto, mi ritrovai ben presto su Las Ramblas. Las Ramblas è un ampio viale alberato fiancheggiato da due contro viali laterali che si estende, nel centro storico cittadino, per circa due chilometri e congiunge Plaza de Catalunya con il monumento a Cristoforo Colombo al Port Vell (porto vecchio). La vita di questa città passa soprattutto per questo viale. Attori da strada, bancarelle variopinte, negozi, bar, ristoranti, edicole, aggredite da migliaia di persone che ogni giorno marciano su e giù per Las Ramblas cambiando, passo dopo passo, il destino della stessa città. Federico Garcia Lorca disse una volta parlando di questa strada: ”… è l’unica strada al mondo che non vorrei finisse mai”. Ah, scusate ancora non vi ho detto che Las Ramblas fa parte della vasta area pedonale di Barcellona. Roma, Firenze, Parigi, Londra, Amsterdam, Praga, Edimburgo, e tante altre città nel mondo, tutte accomunate da milioni di abitanti che percorrono ogni giorno a piedi, accanto a flotte di turisti, le loro splendide isole pedonali. C’è da chiedersi a questo punto come mai in una città come Palermo, che vanta uno dei più grandi centri storici d’Europa, non abbiamo isole pedonali degne di questo nome. La spiegazione sta nascosta nella nostra storia, inglobata nel nostro DNA, sepolta nelle nostre stesse coscienze. Come abbiamo potuto sopravvivere alle tante dominazioni straniere, come abbiamo imparato a convivere con i tanti malgoverni della città, come siamo riusciti a farci sopraffare per tanti anni dalla mafia. Il fatto è che noi palermitani sopportiamo, come dei martiri predestinati fin dalla nascita, quasi tutto. L’interesse comune è messo di solito in secondo piano a favore degli interessi di una minoranza. Sembra incredibile, ma alla fine in un modo o in un altro ci siamo abituati a questo stato di cose e ci conviviamo senza scomodare più le nostre coscienze. Rarissime rivolte sono ricordate nella storia di questa città. I Vespri Siciliani, le marce antimafia (dopo le stragi Falcone e Borsellino), i fischietti allo stadio Barbera contro Luca Toni. Questa volta l’interesse della minoranza da difendere è stato quello dell’influente Associazione dei Commercianti che a Palermo evidentemente conta più della salute dei cittadini avvelenati da anni dagli scarichi delle auto. Negli anni che hanno visto Orlando sindaco abbiamo assistito a qualche timido tentativo di isola pedonale provvisoria, criticata soprattutto dagli stessi commercianti che nel frattempo facevano affari d’oro, proprio grazie alla chiusura al traffico di alcune vie del centro. Avete ragione questa si potrebbe definire schizofrenia, ma certe volte a Palermo non si cambia nulla, per principio. Cosa avrebbe da invidiare Via Libertà a Las Ramblas di Barcellona? Chiudete gli occhi e provate ad immaginare che spettacolo di colori, di persone, di turisti in una zona libera da automobili private di ogni tipo, popolata da persone, biciclette e carrozze trainate da cavalli. Una vasta area pedonale compresa tra Via Borrelli, Via Roma, Corso Tukory e Via Libertà/Maqueda. Probabilmente tra voi qualcuno obietterà che a Palermo mancano i parcheggi, che i mezzi pubblici sono insufficienti o che il palermitano non abbandona l’auto nemmeno per andare a comprare il pane. Impariamo a sconfessare questi luoghi comuni, menzogne raccontate per anni, da chi non ha voluto cambiare il volto di questa città. Esistono ampi parcheggi in zone decentrate e no della città che potrebbero diventare il capolinea di frequenti bus navetta che potrebbero fare la spola con il centro pedonalizzato. Cammarata e Orlando da diversi giorni si confrontano davanti agli elettori per l’appetibile poltrona di Sindaco di Palermo. Sarebbe bello se stavolta il nostro voto se lo meritassero e a contare, più che i tornaconti promessi ad una minoranza di amici, fossero i programmi che avranno il coraggio di proporre. I temi della vivibilità della città, del traffico urbano, del miglioramento e incremento dei servizi pubblici, non dovranno più essere ignorati. La creazione di isole commerciali, pedonali, fruibili a tutti non può che creare sviluppo indispensabile per il futuro della città. Non è più un problema di destra o sinistra, di commercianti o impiegati, ma l’esigenza inderogabile di una città agli ultimi posti in Italia come qualità della vita, che ha l’obbligo tornare ad essere un grande esempio di civiltà per tutto il paese. Interessante in tal senso è l’iniziativa partita in questi giorni e che prevede una raccolta di firme per l’istituzione di alcune isole pedonali e più precisamente: Piazza Verdi e Via Maqueda Corso Vittorio Emanuele II (da Porta nuova in Via Roma). Via Alloro e Piazza S.Anna Piazza Casa Professa Via Candelai Zona Olivella l’area compresa tra Via Roma, Via Cavour, Via Maqueda e Via Bari. Le isole pedonali proposte prevedono una deroga dalle ore 7,00 alle ore 9,00 e dalle ore 14,00 alle ore 16,00. Stavolta sono parecchi i commercianti che hanno capito e aderito alla petizione. Basta collegarsi al sito www.isolepedonali.org per scaricare il modulo. L’obiettivo che si pone, a mio modo di vedere, dovrebbe essere più ambizioso, ma è pur sempre un inizio meritevole dell’appoggio di tutti. |
|---|---|