14/11/2007

 

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Il pesce diminuisce, non ci sono regole di tutela, e le acque territoriali sono depredate dai pescatori stranieri.

foto di Giuseppe La Barbera

La pesca è in crisi. Negli ultimi 25 anni il pescato si è ridotto dei due terzi.

Questo è una dato che evidenzia un problema di portata mondiale, così come ha affermato in una recente intervista, apparsa sul Giornale di Sicilia (del 18 settembre 2007), Giovanni Bresciano, vice presidente nazionale dell’Agci pesca.

La crisi ovviamente è più sentita nelle zone che tradizionalmente praticano la pesca, come ad esempio in Sicilia a Mazara del Vallo, Trapani e Palermo.

Fino a qualche tempo addietro i numeri indicavano in Italia circa 78.000 operatori del settore ittico, di cui 44.000 pescatori attivi con età media di 40 anni. La produzione annuale era stimata sulle 536.000 tonnellate, con fatturati di circa 3.500 miliardi; nonostante questi numeri, circa il 50% del pesce consumato dagli italiani veniva, e viene importato. La flotta da pesca italiana contava 16.292 battelli, con una capacità di circa 226.000 tonnellate di stazza lorda, sparsi lungo l'intera penisola.

Le barche che pescano con le reti a strascico rappresentano il 13,8% della flotta complessiva, anche se, dal punto di vista delle capacità, sono il 44,5% del tonnellaggio di stazza lorda. La maggiore rappresentatività delle imbarcazioni a strascico viene confermata in tutti i mari italiani.

I battelli del sistema polivalente rappresentano, con 4.000 unità, la seconda componente, sia in termini di tonnellaggio (28,3%) che di numero (25%). Queste barche praticano frequentemente, come previsto dalla licenza, anche lo strascico, la pesca con palamiti e con le reti a circuizione.

Le unità della piccola pesca costituiscono la prima realtà nel panorama nazionale, rappresentando oltre il 53% della flotta. Considerate le modeste dimensioni, il tonnellaggio di stazza lorda totale non supera però il 12% della flotta italiana.

La ripartizione per aree geografiche indica che il polo di maggiore consistenza produttiva è rappresentato dalla realtà siciliana, che costituisce il 24% del numero di battelli ed il 31,5% del tonnellaggio di stazza lorda. Il versante adriatico rappresenta invece il 35,2% dei battelli ed il 40,5% del tonnellaggio.

Ma torniamo alla crisi, e soprattutto alle soluzioni possibili che lo stesso vice presidente dell’Agci pesca ha individuato: la prima soluzione per il futuro è rappresentata dai piani di gestione indicati dall’Unione europea; si tratta di condividere da parte dei pescatori quando, quanto e quale pesce pescare. Con chi? Ovviamente con le Istituzioni e con i ricercatori scientifici.

Sembra che l’adozione di questo metodo sia quasi certamente prossimo essendo prevista la sua applicazione a partire dal 2008, ma incombe ancora un altro problema, che potrebbe vanificare gli sforzi del piano di gestione suggerito dall’Unione europea.

E’ oramai costante la presenza di imbarcazioni straniere non autorizzate nelle acque territoriali italiane. A nulla valgono, o sono valsi fino ad oggi gli interventi della Guardia Costiera. Armatori e pescatori siciliani hanno numerose volte denunciato e segnalato l’invasione in acque italiane (quasi sempre limitrofe alle piccole isole) di pescherecci che provengono quasi sempre dal Nord dell’Africa, in gran parte dalla Tunisia.

Si pensi che molte segnalazioni hanno riguardato la presenza di pescherecci stranieri in zone protette dove i pescatori italiani non possono praticare la pesca!!!

Se non viene affrontato e risolto questo serissimo problema qualsiasi progettualità gestionale volta al recupero dei nostri mari sarà vana.

Pesca a traino

Ricciole, cernie, dentici, questi sono i pesci del traino di fondo. Viene utilizzata una lenza con amo la cui esca è normalmente costituita da calamari o aguglie. Con un movimento della barca lento (circa due miglia all’ora), si procede al traino ed alla pesca.

Pesca col tremaglio

E’ una rete a tre pareti (2 esterne a maglie grosse ed una centrale a maglie strette), questa utilizzata per questa pesca, alta tre metri; si cala in qualsiasi tipo di fondale e profondità. Cattura qualsiasi tipo di pesce (anche squali di grosse dimensioni).

Pesca di posta

Si cala una rete da terra verso il largo (una rete alta che di fatto forma una barriera in mare). La rete forma un semi cerchio. I branchi di pesce, che per natura non tornano indietro dal loro percorso, restano imprigionati nella barriera creata.

Pesca con le lampare

Per mezzo di un guadino (u coppo) vengono pescate le aguglie attratte dalle luci della lampara.

Pesca alla lambuga

Ad estate inoltrata si preparano galleggianti (da 1,40 metri) e si ancorano ad una profondità di circa 500 metri (al largo della costa). Sotto i galleggianti si colloca una foglia di palma. Dopo una ventina di giorni si forma il cosiddetto “lippo” che determina le seguente catena alimentare: piccoli pesciolini vengono attratti dal lippo; al loro volta i pesciolini attraggono le lambughe. Verificata la presenza di queste ultime, le cintura e le cattura.

Pesca al pesce spada

Una lenza lunga chilometri viene calata con numerosi ami a sei / sette metri di profondità e distanti traloro tra i 35/40 metri; la lenza viene mantenuta dai galleggianti posti in senso alternato agli ami, ed agli estremi viene delimitata da bandiere (ogni 60/70 ami) che trasmettono una luce segnaletica intermittente. Normalmente questa pesca prevede un minimo di 700 ami, fino ad un massimo di 1500. Le esche usate sono normalmente gli sgombri.

Pesca col rizzaglio

Si lancia in acqua una rete a forma circolare che imprigiona a pelo d’acqua (30, 40 centimetri) le salpe addensate presso gli scogli dove generalmente preferiscono cibarsi di erba marina(e racina di mare…).

Pesca al cianciolo

Alcune barche piccole (al massimo 3) attirano con le luci i pesci (sgombri, sarde, alici, e pesce azzurro in genere). Attratte le quantità di pesce desiderate resta accesa una sola luce al fine di raggruppare attorno ad una sola barca tutto il pesce, e l’imbarcazione base (quella più grande) servendosi di una piccola imbarcazione (chiamata lancia – stazza) cala la rete (cianciolo).

Pesca a strascico

Si cala la rete in un fondale necessariamente “liscio”, e dopo alcune ore di traino dal fondo viene recuperata. Si pesca di tutto, ma in particolare, con una profondità di calata di 250 metri si pescano gamberi, merluzzi e scampi.