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14/09/2010 |
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La vergogna dell’Italia che ha sbagliato tutto con la Libia. Il caso del peschereccio siciliano crivellato di colpi di arma da fuoco da una motovedetta libica ha posto in risalto l’inadeguatezza e la subordinazione del Governo nazionale rispetto ad una questione tutta meridionale. Un episodio che ci fa vergognare di essere siciliani ed italiani, sottomessi e vittime delle violenze di uno Stato che dall’Italia ha ottenuto mezzi, riconoscimenti, aperture. Non si è capito se il peschereccio si trovava in acque libiche o meno (sappiamo che sono acque internazionali, ma anche in questo caso i libici la pensano diversamente…decidono tutto loro?), ma quello che è scioccante in questo caso è che il fuoco è stato aperto per uccidere. Il fuoco è partito da una motovedetta donata dal nostro governo alla Libia al fine di gestire meglio il controllo sugli immigrati provenienti dall’Africa, e, cosa incredibile, in presenza di osservatori italiani sulla nave (perché non hanno impedito l’attacco?). Come si rileva dalla cronaca l’immigrazione dall’Africa sarà pure diminuita (?) ma non è stata certamente debellata, quindi non ci sembra azzardato dedurre che la Libia fa ben poco rispetto agli impegni presi. Soltanto pochi giorni fa abbiamo accolto Gheddafi in Italia in maniera fin troppo permissiva ed onorevole. Ha ricevuto un trattamento che è andato oltre qualsiasi protocollo; gli sono state concesse licenze che in nessuna altra parte del mondo gli hanno mai riconosciuto e mai gli riconosceranno. Ospite d’onore in Italia per i festeggiamenti della “riappacificazione” tra i due Stati, Gheddafi ha avuto il "coraggio" di incitare dal territorio italiano tutti gli europei alla conversione alla fede islamica (l’Islam dovrebbe diventare la religione di tutta Europa). Forse stiamo esagerando nel volere aprire le braccia a chi è ancora inadeguato ad accoglierci. Ma il profilo della Libia non corrisponde per nulla a quello di nazione amica alla quale poter concedere così tanti spazi e così tante concessioni. D’altra parte non andrebbero concessi spazi e riconoscimenti (mal ricambiati oltretutto) ad un dittatore quale è Gheddafi. Né tanto meno esistono precedenti al mondo come quelli dell’incredibile risarcimento riconosciuto dall’Italia alla Libia per i danni scaturiti dall’occupazione fascista dello scorso secolo (ma Mussolini non fece costruire strade ed infrastrutture? …altro che danni!). Non bastano i tentativi di chiarimento sulla vicenda forniti dal Ministro Maroni (è stato un incidente, la Libia si scusa), soprattutto di fronte alla testimonianza del comandante del peschereccio il quale esclude categoricamente l’ipotesi incidente, avendo preventivamente avvertito i libici di essere pescatori italiani. Probabilmente i Ministri Maroni e Frattini (Nulla cambia nei rapporti tra Italia e Libia) non hanno particolarmente a cuore i pescatori siciliani, e questa percezione sconcerta fortemente l’opinione pubblica. Dobbiamo quindi considerare l’atteggiamento del Governo, rappresentato nel caso in questione da un Ministro della Lega Nord, come ulteriore segnale di disinteresse per i problemi del Sud. La cronaca politica di questi ultimi giorni ha rivelato che dietro la crisi dell’attuale maggioranza in parlamento, a parte le questioni personali e di partito, si celano contrasti con chi vuole cambiare l’indirizzo spudoratamente pro-Nord adottato dell’attuale Governo ed in particolare da alcuni Ministri. Con la pretesa di attuare immediatamente anche un federalismo fiscale senza tutelare le regioni povere del Sud al sol fine di garantire maggiori entrate alle regioni più ricche del Nord. Ci sarebbe da chiedere ai Ministri Maroni e Frattini se avrebbero affrontato così distaccati la questione se i pescatori fossero stati padani. Si celano forse interessi (di Stato) padani nell’assoluto immobilismo dimostrato dal Governo sulla questione? L’unica consolazione e che non siamo soli a pensarla in questo modo: la Chiesa cattolica per mezzo del vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero ha sottolineato: “Assistiamo a una vera e propria inerzia del governo italiano". Le scuse, le inchieste, lasciano il tempo che trovano e ci umiliano profondamente; la sensazione è che per l’ennesima volta le ragioni di Stato (pro Nord) prevarranno anche su quella che è l’essenza dello Stato stesso, la sua cultura, la sua civiltà e la sua unità. |
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