14/09/2010

 

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Le nazioni musulmane proteggano e rispettino i cristiani.

Cristiani, Occidentali, Italiani, Siciliani. Oggi più che mai ci sentiamo mortificati, offesi, relegati al ruolo di vittime impotenti non solo in senso morale, ma purtroppo sempre più in termini sostanziali di vite spezzate brutalmente.

Soltanto pochi giorni addietro, l’11 settembre, ricorrenza tristemente nota, quando un pastore americano aveva minacciato di bruciare il Corano, azione simbolica anche se non condivisibile, il mondo Occidentale nella sua interezza, primi tra tutti la Chiesa cattolica e il Presidente degli Stati Uniti Obama, hanno condannato tale intenzione, che come ben sappiamo non si è mai tradotta in gesto.

Di contro in India, in Kasmir, ieri e l’altro ieri, gli integralisti islamici hanno risposto alla suddetta intenzione simbolica mai concretizzatasi in atto concreto, con l’ennesima carneficina di cristiani.

Hanno assaltato scuole e chiese cristiane e sono state uccise almeno 15 persone (bilancio non definitivo).

Qualcuno dirà: sono stati gli integralisti e non L’ISLAM.

Ma quello che colpisce fortemente è la differente reazione del mondo di fede musulmana di fronte a questa inaudita violenza.

Nessuna forte risposta di condanna è giunta infatti dagli islamici moderati. Un silenzio assordante che si scontra contro i toni alti utilizzati soltanto pochi giorni prima dall’Occidente contro un Pastore che voleva soltanto muovere un’azione simboleggiante la contrapposizione tra due diverse civiltà.

Non è una sensazione isolata quella di sentirsi umiliati in quanto cristiani, occidentali e italiani. La nostra cultura e la nostra civiltà sono quotidianamente infangate, violentate e soppresse senza che vi sia una risposta, decisa ma non violenta, da parte di un ISLAM che soltanto sottovoce ritiene di non volersi scontrare con i Cristiani.

Ai toni sinceramente più inesistenti che inappropriati vanno aggiunte le grandi ambiguità delle grandi nazioni islamiche.

E’ infatti confermato dalla cronaca recente che Afghanstan e Pakistan, nonostante l’ufficiale condivisione della lotta contro il terrorismo con le forze della NATO dislocate anche nei propri territori, preferiscano per vie non ufficiali mantenere i buoni rapporti con i talebani e con gli estremisti di Al Qaida.

Di fronte questa realtà si percepisce una sorta di rassegnazione rispetto alla sicurezza dei cristiani nel mondo: professare questa fede fuori dall’occidente diventa rischio per la propria vita.

Non si può dire il contrario per chi professa la religione islamica nei Paesi occidentali visto che è stata addirittura prevista la costruzione di una grande moschea proprio a Ground Zero.

E sono recenti le affermazioni del leader libico Gheddafi (per andare a fatti vicini all’Italia), il quale ospite d’onore in Italia alcuni giorni or sono, per i festeggiamenti della “riappacificazione”, ha avuto il coraggio di incitare gli europei alla conversione alla fede islamica (l’Islam dovrebbe diventare la religione di tutta Europa).  Forse stiamo esagerando nel volere aprire le braccia a chi è ancora inadeguato ad accoglierci.

Sono anni che si parla di Stati Europei in pieno decadimento, incapaci di affrontare con la necessaria forza la questione dell’immigrazione musulmana, della loro tolleranza, e del poco preteso rispetto delle radici culturali e sociali dei Paesi ospitanti.

D’altra parte per giungere alla vera integrazione tra popoli il rispetto deve essere reciproco e non unilaterale. A meno che non si pensi di cancellare una delle due parti (la nostra).

Oggi, per lo stesso motivo, viene criticato anche il presidente degli USA.

Il monito ai nostri governanti lo lanciò Oriana Fallaci già nel 2001, dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre, con “La rabbia e l’orgoglio”: “Vi sono dei momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”.

L’Italia oggi tace più di tutti tra i Paesi Occidentali.

Ma non tutti dimostrano inadeguatezza. Deve essere elogiato il Cancelliere tedesco Angela Merkel che, di fronte uno scenario complicato come quello attuale, ha consegnato il premio per la libertà di espressione a Kurt Westergaard, il disegnatore satirico danese che alcuni anni addietro non ebbe timori a pubblicare una vignetta in cui Maometto aveva in testa un turbante a forma di bomba (in quella occasione i musulmani di tutto il mondo scatenarono un vero e proprio inferno mediatico).

Una necessità manifestata da molti, di potersi sentire parte di una civiltà che non si nega di fronte a chi non fa nulla per riconoscerla.

Ma su questo risulta estremamente attuale la già citata Oriana Fallaci che, nella stessa opera “la rabbia e l’orgoglio” affermò un pensiero che oggi andrebbe condiviso con più coraggio e con più forza: “Al mondo c’é posto per tutti, dico io. A casa propria tutti fanno quel che gli pare e se in alcuni paesi le donne sono così stupide da accettare il chador anzi il velo da cui si guarda attraverso una fitta rete posta all’altezza degli occhi, peggio per loro. Se son così scimunite da accettar di non andare a scuola, non andar dal dottore, non farsi fotografare eccetera, peggio per loro. Se son così minchione da sposare uno stronzo che vuol quattro mogli, peggio per loro. Se i loro uomini sono così grulli da non bere la birra e il vino, idem. Non sarò io a impedirglielo. Ci mancherebbe altro. Sono stata educata nel concetto di libertà, io, e la mia mamma diceva: “Il mondo è bello perché è vario”. Ma se pretendono di imporre le stesse cose a me, in casa mia... Lo pretendono. Usama Bin Laden afferma che l’intero pianeta terra deve diventar musulmano, che dobbiamo convertirci all’Islam, che con le buone o con le cattive lui ci convertirà, che a tal scopo lui ci massacra e continuerà a massacrarci. E questo non può piacerci, no. Deve metterci addosso una gran voglia di rovesciar le carte, ammazzare lui.»

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