30/03/2009

 

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ENERGIA NUCLEARE: GLI ITALIANI NON LA VOGLIONO, MA IL GOVERNO DECIDE PER LA COSTRUZIONE DI NUOVE CENTRALI

E nel frattempo l’Europa smantella i suoi siti

Su Report (RAI 3) del 29 marzo scorso è stata trasmessa un’inchiesta relativa alle conseguenze ambientali e sanitarie, ed alla effettiva redditività della produzione di energia da parte delle centrali nucleari.

Dopo aver ricostruito per tratti generali la geografia mondiale della produzione nucleare, l’inchiesta ha fornito dettagli sugli ultimi recenti accordi che l’Italia ha sottoscritto con la Francia per la costruzione di 4 nuove centrali in territorio italiano, finalizzata alla produzione di energia elettrica, ad oggi fortemente subordinata al petrolio ed al gas ricevuto dalla Russia e da paesi nordafricani, compresa la Libia. Nulla o quasi viene prodotto dalle fonti alternative (solare ed eolica).

Il ritorno al nucleare dovrebbe rappresentare la soluzione al prezzo, tra i più elevati in Europa, che gli italiani pagano per la loro elettricità. Ma come vedremo non è così.

Anzi, così procedendo il Governo italiano ha gravemente disatteso la volontà popolare che nel 1987, a forte maggioranza (fra il 71,90% e l’80,60% dei votanti), con tre referendum, decise per l’uscita dell’Italia dal gruppo delle Nazioni che producevano energia elettrica con il nucleare.

Ma il governo italiano non volta le spalle soltanto ai propri cittadini, ma anche alla Comunità Europea con la quale ha recentemente sottoscritto l’impegno di copertura con fonti di energia rinnovabile (sole e vento), entro il 2020, a copertura di almeno il 35% del fabbisogno nazionale.

Il nucleare sottrarrà inevitabilmente risorse alle energie rinnovabili (oggi al 16%) che così non raggiungeranno mai i parametri fissati con l’Europa.

Sul Punto Legambiente e Greenpeace hanno denunciato che la Francia sta cercando di tenere in piedi la propria industria nucleare con la costruzione di nuove centrali, ma nel venderle all’Italia non offre (non potrebbe visto che non sarà così) nessun tipo di garanzia rispetto all’indipendenza energetica ed alla sicurezza dei siti (significativo il fallimento recente di analogo progetto il Finlandia).

A prescindere dalla questione Italia, l’inchiesta giunge ad una conclusione incredibilmente preoccupante: l’insostenibilità in termini di salute pubblica ed ambientale dell’energia prodotta dalle centrali nucleari.

Innanzitutto sembra che non vi siano tutele per la salute pubblica. Chi vive nelle vicinanze di una centrale nucleare rischia la contaminazione radioattiva e quindi di ammalarsi di cancro o leucemia.

Non esistono centrali che possono garantire l’incolumità ambientale in caso guasto o incidente.

Le scorie radioattive che producono le centrali nucleari rappresentano un gravissimo problema di smaltimento; singolare e significativo il caso del sito tedesco che rischia di contaminare l’acqua ed il territorio nel quale vivono migliaia di persone.

Ma le scorie nucleari rappresentano soprattutto un grandissimo pericolo per le generazioni future se mai dovessero moltiplicarsi sul nostro pianeta. Infatti, affinché si annulli la radioattività che contengono devono passare milioni di anni. Ma saranno in grado gli uomini di fornire le mappe del pericolo sottoterra alle generazioni future tra 100 – 200 – 300 – 1000 e oltre anni? Ad oggi nessuno riesce a dare risposte a questa domanda.

I temi sui rischi per la salute pubblica connessi alle centrali sembra siano stati secretati (o insabbiati…) dall’AIEA, l’Agenzia che sotto il controllo dell’ONU si occupa dell’energia nucleare.

L’OMS (Organizzazione Mondiale sulla Sanità), di contro, anch’essa sotto l’egida dell’ONU, non sembra possa svolgere un ruolo decisivo sulla questione.

Fin qui la questione sembrerebbe abbastanza delineata, le centrali nucleari rappresentano un pericolo per l’uomo, ma il potere capitalistico costituito impedisce di far conoscere all’opinione pubblica questa verità perché ne determinerebbe il crollo economico.

Il caso di Chernobil è un esempio indiscutibile di disastro dal quale andrebbero prese tutte le precauzioni per gli sviluppi energetici futuri.

L’ONU, e per esso l’AIEA, dovrebbe in tal senso rivedere le proprie posizioni e rivisitare i numeri di questa tremenda tragedia.

Il caso Chernobil del 26 aprile 1986:

Area contaminata: 155.000 kmq (un’area grande due volte l’Irlanda fra Bielorussia, Russia, Ucraina).

Persone coinvolte: 10.000.000

Persone decedute a tutt’oggi a causa dell’incidente: 200.000

11.000 casi di cancro tiroideo nei bambini

Aumento esponenziale delle patologie da immunodeficienza

Cancro ai polmoni passato da 6 a 7,5 casi su 100.000 persone

Tumore alla vescica da 5,5 a 19,7 casi su 100.000 persone

Tumore ai reni aumentato di 2,5 volte in 7 anni

Passaggio delle leucemie da 9,34 a 11,52 casi su 100.000 bambini

Mortalità prossima al 14 per mille

2.500 nascite annuali con anormalità genetiche (3% dei nati)

500 aborti non spontanei per presenza anomalie

Picco delle conseguenze genetiche previsto, dagli esperti dell’ONU, fra il 2006 ed il 2010 quando coloro che erano bambini all’epoca dell’incidente cominceranno a procreare.

 

Ma la cosa incredibile di questa storia è che, nonostante in tutti questi anni siano state occultate le verità sui rischi e sulla sicurezza effettivamente garantita dalle centrali (scarsa), le stesse non rappresentano neanche una fonte di redditività apprezzabile.

Al contrario, l’industria nucleare è in continua perdita ed ha bisogno di fare nuovi investimenti, ottenere sempre nuovi finanziamenti, basando il suo ipotetico profitto su una logica selvaggiamente consumistica.

Lo conoscono bene questo scenario gli USA e la Francia, due tra i più grandi produttori di energia nucleare al mondo.

Le centrali nucleari infatti non riescono a piazzare tutta l’energia che producono, soltanto una minima parte giunge fino all’utilizzo, il resto va letteralmente perso. Da qui la spinta a consumare…ma questo tema non è in controtendenza con un mondo a corto di energia? Gli sprechi non andrebbero banditi?

Questa domanda oggi in Italia non trova risposte dalle Istituzioni. Ed allora è bene concludere con una ultima considerazione e tre ulteriori domande alle quali certamente nessuno rispondera!

La Germania, insieme ad altri Paesi occidentali (Austria, Svezia, Irlanda, Danimarca, Grecia, Norvegia e Belgio) sta cercando di abbandonare gradualmente il nucleare spingendo sempre di più verso le energie cosiddette pulite (in massima parte fotovoltaico ed eolico).

Ma se la fa la Germania una svolta sull’energia pulita, una nazione come l’Italia, dove sole e vento la fanno da padroni tutto l’anno, cosa dovrebbe fare?

Perché, invece, soltanto l’Italia (tra i Paesi occidentali), mentre il mondo cerca di disfarsene, intende dotarsi di nuove centrali nucleari?

Perché inseguire l’ennesimo miraggio capitalistico – consumistico che mette a grave rischio la salute pubblica italiana proprio nel momento in cui è opinione sempre più condivisa quella che riconosce proprio in questo modello il motivo della crisi economico – finanziaria che attanaglia il mondo?