13/02/2009

 

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Politica sempre più lontana dalle aspettative della gente

In Sicilia, ma sarebbe il caso di sottolineare che analogo è lo scenario del contesto nazionale, assistiamo quotidianamente alla sterile polemica politica che contrappone non solo maggioranza ed opposizione, ma anche le diverse correnti presenti all’interno dei due schieramenti, oltre che dei partiti meno rappresentativi.

I temi trattati sono sempre di grande spessore, la riforma costituzionale, il federalismo, in questi ultimi giorni ha tenuto banco il caso Englaro.

Tutti temi fondamentali per la stabilità sociale e per la democrazia.

In Sicilia invece la notizia dirompente ha riguardato la rottura all’interno della maggioranza per le nomine dirigenziali effettuate dal Governatore della regione (poi riappacificatosi con il Presidente del Senato Schifani), con il persistere dello scontro con la componente UDC.

Fatte queste premesse, sarebbe bene ricordare alle istituzioni, nazionale e locali, che proprio in questi giorni si sta consumando, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, una crisi socio-economico-finanziaria senza precedenti.

Questo tema dovrebbe rappresentare oggi il fulcro dell'azione politica e istituzionale, che però sembra sviare la propria attenzione in direzione di altre importanti tematiche come le riforme di Giustizia, Sanità, Federalismo, e quant’altro.

Le risposte che si attende la gente riguardano però la disoccupazione dilagante, la sopravvivenza, la criminalità e le violenze in aumento.

Non crediamo che sia soltanto il caso Englaro a dover innescare la fretta di emanare un provvedimento legislativo, ma soprattutto queste macro-questioni devono ottenere soluzioni immediate.

Non ci pare che sia stato fatto molto in questa direzione, né d’altra parte ci pare risolutivo tanto per citare un caso tra i più recenti, l’avere abolito gli arresti domiciliari per chi commette uno stupro.

La questione sicurezza è fondamentale per la convivenza civile, ed i provvedimenti da adottare dovrebbero essere radicali. Furti, rapine, e violenze sono dilaganti e limitati e circoscritti interventi, quelli adottati fino ad ora, non risolvono alcunché.

Molto poco è stato fatto per il sostentamento delle fasce più deboli, una carta sociale, poche centinaia di euro a famiglia, non rappresentato una soluzione all’impoverimento che si sta determinando in modo sempre più massiccio nel nostro Paese.

Stupisce, che dinanzi a tale scenario anche l’opposizione risulta disattenta ai problemi reali, e si occupa delle identiche questioni che affrontano prioritariamente sia il Governo nazionale che quello regionale.

Non ci vorremmo sostituire alla politica, ma ad esempio, a livello locale, a Palermo, non si fa altro che parlare dei circa 21mila dipendenti tra comune, aziende collegate e precari; un numero enorme di persone che prestano servizio alla cittadinanza.

Peccato che agli stipendi pagati non corrisponde l’eccellenza del servizio pubblico.

Forse sarebbe su questo che la politica dovrebbe interrogarsi e misurarsi.

Nell’altro piatto della bilancia esiste purtroppo il rischio di tracollo finanziario del Comune di Palermo e delle società ad esso collegate che erogano i servizi di pubblica utilità.

Se a tutto ciò corrispondessero dei servizi pubblici ottimali, forse la cittadinanza accetterebbe di buon grado anche eventuali ulteriori aumenti di tasse per fronteggiare la spesa di questi stipendi.

Ma non è così.

Nella città italiana con il più alto ed impressionante numero di dipendenti comunali e para-comunali i servizi pubblici sono tra i peggiori in assoluto.

Poco importa se il cittadino deve sbrigare una pratica all’ufficio tributi o presso un altro ufficio del Comune: il risultato è sempre lo stesso; lunghe file di attesa, resse per ottenere ascolto, problemi molto spesso irrisolti, pratiche rimandate a tempi infiniti.

Così anche nella circolazione stradale: poco presidio dei vigili urbani, caos e traffico, autobus che non sono puntuali. Regole che non sono rispettate.

Poi c’è la delicatissima questione dei rifiuti, delle strade sempre sporche, di una raccolta che trova sempre problemi, di una azienda municipale (non la sola per la verità) sull’orlo del fallimento.

Sul Sole24Ore del 12 febbraio la vergogna dell’AMIA viene denunciata all’Italia con un articolo di Giuseppe Oddo: “AMIA con i conti disastrati, uno spazzino ogni 2 km, 700 assunzioni ma strade sporche”!!!

Ebbene, cosa fa la politica? Cerca soldi per ripianare i debiti correnti, ma non pianifica nessun progetto per risolvere a monte la vera questione.

C’è una dato di fatto, sono 21mila lavoratori, madri e padri di famiglia.

Se il loro lavoro rendesse un servizio pubblico veramente utile, diversificato, professionale e capillare, come è giusto ipotizzare vista la forza numerica, forse questa città non si piangerebbe addosso.

E forse anche la cultura dell’illegalità perderebbe molte delle ragioni che oggi la alimentano.

21mila lavoratori fanno pensare ad un impiego nell’ambiente, nella cultura, a strade sgombere da traffico, alla fine delle file presso gli uffici, ai certificati recapitati direttamente presso le abitazioni, ad una assistenza sociale che possa non escludere nessuno. 

Ed invece non è così.

Non c’è neanche l’opposizione a denunciare in questo modo queste cose; semmai preferisce attaccare l’attuale sindaco di Palermo congetturando chissà quali loschi malaffari o incapacità.

Palermo oggi riproduce fedelmente, a livello locale, lo scenario di un’Italia che vede sempre più allontanare la gente dalla politica, sempre più determinare una contrapposizione tra vita reale vita surreale per coloro che appartengono alle caste privilegiate.

Il vergognoso spettacolo quotidiano, quello delle corse esasperate per ottenere le cosiddette poltrone (discorso che vale sia per la maggioranza che per l’opposizione), sembra denunciare una politica che ha abbandonato il suo ruolo fondamentale, forse perché convinta che i problemi reali non potranno essere mai risolti; quindi, ai più furbi non resta che lottare per tirarsi fuori da tutto quello che si chiama normalità, povertà, stenti, rinunce, lavoro e fatica ed inserirsi a pieno titolo nelle lobby del privilegio dove paradossalmente è invece concesso tutto e di più.

Non vogliamo illuderci per il futuro, ma senza speranza finiscono anche le ragioni della civiltà.