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13/05/2008 |
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Quattro secoli di storia a Palazzo Mirto e la poesia di Lucio Piccolo di Marianna La Barbera Fotografie di Angelo Modesto
Tra le tante
strutture culturali esistenti a Palermo, Palazzo Mirto, sito in via Merlo,
rappresenta per la città un sito che racconta ad ogni passo e ad ogni
sguardo anni
Chi era Lucio Piccolo di Calanovella e quali erano i tratti distintivi della sua poesia? Cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Lucio Piccolo, nato il 27 ottobre ndel 1901, era un poeta aristocratico, esperto di musica e matematica, letteratura e scienze. Eugenio Montale definì "vertiginosa" la cultura di Piccolo, chiamato “il poeta contadino”, che insieme al coetaneo Quasimodo riuscì a ritagliarsi un ruolo significativo nel mondo poetico novecentesco. La sua poesia è dominata dalla natura, affascina e sorprende, come se fosse stata scritta fuori da ogni tempo per una Sicilia ancestrale e pastorale, dove si ascoltano “le cornamuse del mare” in un’altalena infinita di segni e codici da decifrare in un mondo fatto di apparenze. Com’è nata l’idea di realizzare un convegno che mettesse insieme il poeta Piccolo e l’antropologia nei reperti nobiliari di Palazzo Mirto? Esiste una realtà che mi collega ai nobili di Sicilia e Palazzo Mirto, ovvero Bent Parodi di Belsito, presidente dell’associazione Alessandro Tasca Filangieri di Cutò, che ha sede a Palermo in via Mariano Stabile 70, e della quale sono socia fondatrice. Questo felice connubio mi ha portato naturalmente a proporre sia al presidente dell’associazione che a Maria Elena Volpes, direttrice del museo regionale, il tema:”L’antropologia nei reperti nobiliari di Palazzo Mirto e la poesia di Lucio Piccolo di Calanovella”. L’idea è facilmente spiegabile considerando che la nobiltà, recente per parte di padre, risaliva a secoli e secoli addietro per parte materna, collegandosi ai Filangeri e ai Lanza, nomi tra i più prestigiosi della storia isolana, e che si articolava mediante la parentela coi principi di Lampedusa, essendo le madri dei Piccolo e di Giuseppe Tomasi sorelle. Visitando il museo di Palazzo Mirto si scoprono ovunque, nelle splendide stanze, non solo oggetti preziosi intatti, ma anche foto dell’epoca che raffigurano appunto i Filangieri. Ammirandole ho quasi intravisto la figura del poeta Lucio Piccolo; è stato allora che ho deciso di organizzare un convegno che potesse offrire ai palermitani la conoscenza di illustri personaggi che hanno fatto la storia della città. Palazzo Mirto è una realtà tanto pregevole quanto ancora poco conosciuta alla gran parte dei palermitani. Cosa si potrebbe fare per divulgarne la straordinaria bellezza? Palazzo Mirto è una realtà effettivamente poco conosciuta alla maggior parte dei palermitani. In tal senso, è davvero lodevole il lavoro a pieno raggio della dottoressa Maria Elena Volpes che, con amore e passione, si dedica alla divulgazione di tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta oggi una struttura prestigiosa quale Palazzo Mirto. La direttrice Volpes si avvale di eccellenti collaboratori, uno tra tutti il dottore Enzo Marcello: questo team efficiente studia ogni giorno il modo per rendere fruibile la conoscenza del Palazzo sia attraverso canali tradizionali che tecnologici, non solo ai turisti, ma soprattutto alle scuole e alla cittadinanza tutta. Palazzo Mirto gode di un’ottima manutenzione e quando si cammina tra una stanza e l’altra sembra di respirare l’aria di un tempo andato. Lei è molto impegnata sotto il profilo della promozione culturale in una città difficile da molti punti di vista come lo è Palermo. Quali sono le azioni da intraprendere per far sì che la nostra città possa davvero diventare la capitale euromediterranea della cultura, obiettivo da molti annunciato ma mai veramente raggiunto? Una città è ciò che noi siamo o meglio quello che rappresentiamo. Palermo è un territorio che molte nazioni ci invidiano eppure non riesce appieno a decollare come merita dal punto di vista culturale. La cultura per me è un fiume che scorre e ad ogni suo passaggio raccoglie tanti sassolini. Acqua e sassi insieme formano il substrato per altre realtà naturali. Una metafora per significare che è necessario far sì che qualsiasi azione culturale venga conosciuta e riconosciuta da tante associazioni presenti nel territorio, che, interagendo, rafforzino il fine unico: la conoscenza. In questo contesto è altresì auspicabile un interessamento in positivo delle istituzioni. Come già accennato, lei è anche socia fondatrice dell’associazione Alessandro Tasca Filangieri di Cutò. Di cosa si occupa l’associazione e da cosa è nata l’esigenza di intitolarla a un personaggio che purtroppo in pochi conoscono? L’associazione Alessandro Tasca Filangieri di Cutò si occupa di organizzare convegni culturali, scientifici, filosofici e sociologici in grado di offrire ai partecipanti la conoscenza di personaggi del tempo o contemporanei talvolta dimenticati e trascurati: la divulgazione di una cultura che consenta di leggere la mappa di un territorio da un punto di vista sociale, culturale, economico e politico. L’obiettivo è riportare ai nostri giorni la memoria dimenticata dei nobili di Sicilia che non furono solo personaggi impegnati in balletti e feste sfarzose, ma anche in attività socialmente utili, come si direbbe oggi. Molti di loro, infatti, si prodigarono per aiutare i giovani a studiare e a costruire nuove chiese: da qui l’esigenza di intitolare l’associazione al nobile Alessandro Tasca.
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