06/01/2011

 

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Questione culturale

Dopo anni di denunce politiche nessuna azione concreta è stata prodotta dalla classe dirigente siciliana

Nel lontano 2003 la redazione di Vivendo Palermo intervistava l'allora presidente della Provincia regionale di Palermo, On. Francesco Musotto, e l'On. Leoluca Orlando, già sindaco della città.

Ambedue i leader politici siciliani, oggi come in quel periodo contrapposti politicamente, e così come loro tanti altri, denunciavano l'esistenza, sullo sfondo del degrado della regione, di una questione culturale, madre di tutti i mali, dalla quale dover seriamente partire per tentare di rilanciare concretamente l'economia e la crescita civile e sociale.

Un degrado culturale che, come ricordava Musotto, è figlio dei personalismi politici e della totale essenza di dialettica finalizzata a dare risposte alla gente.

Ma anche quella sempre più ricorrente caricatura che rischia oggi di ridimensionare la tradizione siciliana, come sottolineava Orlando, sempre più associata all'elemento criminale mafioso. I simboli della tradizione siciliana, i modi di comunicare, il dialetto, gli atteggiamenti, non possono essere discriminati quali caricature di una appartenenza mafiosa e criminale, ma al contrario andrebbero valorizzati sottolineandone la totale estraneità.

A distanza di anni riprendiamo opportunamente queste affermazioni, perchè la dirigenza che guida le sorti della Sicilia, terra di precari e di sperpero del denaro pubblico, non sembra aver colto la questione, anche se a ben vedere rappresenta una delle basi su cui si fondano i  problemi di sempre.

Una classe dirigente incapace di costruire un modello funzionale e democratico, arenata nella sua storica subordinazione ai governi nazionali, che conferma quella immagine della Sicilia vista dal mondo, sempre più terra dei padrini e delle stragi di mafia, dove nessuno e niente potrà mai cambiare le cose.

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