23/10/2011

 

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Referendum elettorale in Cassazione

Il comitato referendario per i collegi uninominali l’11 luglio 2011 ha presentato in Corte di Cassazione due richieste di referendum abrogativo, aventi ad oggetto la disciplina vigente per l’elezione dei due rami del Parlamento, come modificata dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270, recante “Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”. In breve: tendono ad abrogare la “legge Calderoli”, dal nome del Ministro proponente, conosciuta universalmente col nome di “porcellum” o di “legge porcata”, come la definì lo stesso Roberto Calderoli poco dopo l’approvazione parlamentare.

Su tali quesiti referendari incombono comunque profili di illegittimità costituzionale sollevati da noti giuristi i quali evidenziano che l'eventuale abrogazione del "Porcellum" non potrebbe in alcun modo far rivivere una legge precedentemente abrogata "il Mattarellum", creando di conseguenza un vuoto normativo inammissibile in termini istituzionali e costituzionali.

Non è la prima volta che in Italia nel corso degli ultimi anni si tenti di modificare l'attuale legge elettorale; l'ultima volta era accaduto nel 2007 (si veda l'articolo pubblicato da VP nel 2007).

Il primo quesito, individuato dal colore blu, propone l’abrogazione integrale di tutte le disposizioni di modifica della disciplina elettorale per la Camera e per il Senato introdotte dalla legge n. 270 del 2005. In questo modo, il quesito dà forma a una proposta che, nel 2007, era stata avanzata per primo dall’on. Pierluigi Castagnetti, della quale si era discusso in un Seminario organizzato dall’Associazione  politico culturale “Astrid”, diretta da Franco Bassanini.

Il secondo quesito, individuato dal coloro rosso, è di tipo “parziale”, perché abroga non l’intera “legge Calderoli” ma le singole disposizioni della stessa e, precisamente, le disposizioni che sostituiscono le due leggi approvate il 4 agosto 1993, rispettivamente n. 277 (“Nuove norme per l’elezione della Camera dei deputati”) e n. 276 (Norme per l’elezione del Senato della Repubblica).

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