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24/01/2010 |
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Sicilia tra speranze e preoccupazioni per il futuro. In Italia sta prendendo corpo il federalismo fiscale. Già lo scorso anno il parlamento italiano ha approvato la legge che delega il governo ad emanare i necessari decreti attuativi per la sua definitiva realizzazione. L'accelerazione verso questo importante strumento di decentralizzazione finanziaria ha determinato parecchie e motivate preoccupazioni sul futuro di regioni come la Sicilia, incapaci di dare una svolta alla propria spesa pubblica, irrimediabilmente compromessa da un altissimo costo del lavoro. La Sicilia conta infatti un altissimo numero di dipendenti regionali e le amministrazioni locali stipendiano un altissimo numero di precari. Soltanto questo fattore potrà determinare in futuro l'acuirsi della pressione fiscale nella nostra isola pur mantenendo uno dei più bassi livelli di qualità del servizio pubblica. In pratica, lo scenario federalista sembra riservare alla Sicilia uno sprofondamento economico e sociale senza precedenti. La cronaca di queste ultime settimane ha affrontato la questione dello stabilimento di Termini Imerese, ed anche questo abbandono del territorio da parte della FIAT aggiunge preoccupazioni per il futuro. Se quindi da un lato non possiamo aspettarci possibilità di crescita dalla parte pubblica, anche nel privato pezzi di economia abbandonano l'isola. Questo scenario estremamente preoccupante apre comunque ad alcune stimolanti iniziative economiche che potrebbero aiutare la nostra terra a dare uno svolta contro l'attuale degrado. Potrebbe infatti rivelarsi vincente il subentro di industriali siciliani nella fabbrica di Termini Imerese per costruire automobili non inquinanti, e potrebbe rappresentare un inizio di potenziale capacità di vendere anche al di fuori del territorio regionale energetica prodotta con fonti pulite. E' infatti da accogliere con grande interesse l'accordo firmato dalla più grande fabbrica di pannelli fotovoltaici in Italia, la ENEL Green Power, con Sharp e StMicroeletroniccs per costruire nella provincia di Catania un impianto capace di produrre 160 megawatt all'anno. Queste prospettive positive si determinano nel momento in cui, cosa più unica che rara, la politica siciliana, unanimente, tra maggioranza e d opposizione, ha detto no al nucleare. Ed proprio la politica siciliana che senza perdere tempo deve agire tempestivamente affinché la Sicilia non si trivi tra qualche anno impreparata; è la classe dirigente di questa isola che deve dare una svolta tempestiva in termini di concretezza, in termini culturali ed in termini di responsabilità sociale. |
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