![]() |
|
|
03/10/2007 |
|
|
|
|
|---|---|
|
Telefonia mobile: facciamo il punto di Roberto Caricato
Era come un amico fedele, spesso confuso in tasca tra gli spiccioli e pur sempre pronto per 75 anni a correre in nostro soccorso, l’antesignano della comunicazione globale. Un gettone bronzato, il suo rumore tra gli ingranaggi misteriosi di un telefono in bachelite della SIP, il disco combinatore che girava sospinto dall’indice e che poi stancamente tornava indietro, i numeri di cinque o sei cifre, gli squilli all’altro capo del telefono, il segnale d’occupato, la cornetta poggiata sul sostegno per chiudere la telefonata. Ti guardi intorno e sembrano passati secoli ed invece è un recente passato, il ricordo di tanti come me ormai quarantenni, allattati accanto ad un televisore a transistor in bianco e nero o all’interno di una Fiat 500 con il tettuccio apribile, testimoni di ciò che è stato. Mi ritorna ancora in mente. Era il 1980 quando vidi il primo telefono mobile, una specie di baracchino portatile assicurato ad una tracolla che con evidente impaccio, era trasportato in giro su una spalla. L’apparecchio era piuttosto essenziale, ma l’idea si rilevò subito rivoluzionaria. Parlare al telefono mentre si guidava l’auto o si mangiava al ristorante, faceva ottimizzare i tempi e consentiva di risolvere rapidamente un buon numero di problemi, perfino quelli più futili. Negli anni successivi telefoni di dimensioni sempre più piccole furono messi in commercio e nonostante le tariffe ancora troppo alte, si cominciarono a diffondere, senza distinzione di ceto, come fossero i virus di un’epidemia influenzale. Senza grandi sussulti, arrivò il 1990, l’anno dei mondiali di calcio in Italia. C’era aria di rinnovamento. Si provava a modificare in pochi mesi l’aspetto delle città che avrebbero ospitato milioni di tifosi provenienti da ogni parte del mondo. Dovunque sorgevano cantieri, gli impianti sportivi si prolificavano come conigli e alla fine il miracolo si compì. L’impressione era che i nostri impianti sportivi, sia come quantità che come qualità, fossero all’avanguardia nel mondo. L’orgoglio di essere italiani prendeva temporaneamente il sopravvento nelle nostre coscienze. Anche il mondo delle telecomunicazioni a modo suo prendeva parte ai mondiali. La Telecom lanciava sul mercato dei nuovi cellulari che funzionavano sfruttando il segnale digitale di nuovi ripetitori, di una nuova rete internazionale, detta GSM. Il telefonino, ormai di dimensioni mignon, aveva seppellito con buona pace di tutti i suoi predecessori analogici. Il 1995 fu l’anno in cui la TIM si scorporava da Telecom Italia e sul mercato italiano faceva la sua comparsa una nuova azienda che, di fatto, toglieva a TIM il monopolio commerciale del quale aveva goduto avidamente fino allora, nasceva, infatti, Omnitel Pronto Italia. In regime di concorrenza, le tariffe cominciarono a scendere e il telefonino diventò un bene di largo consumo per milioni d’italiani. Nel 1997 a presentarsi sul mercato nazionale fu la Wind nata da una costola del gruppo Enel e nel 2000 dalla Blu fallita, nel giro di un paio d’anni, per la ferocia della concorrenza commerciale e per il tornaconto di qualche misterioso burattinaio. Bisognerà attendere il 2003 per vedere in Italia il primo videotelefonino di terza generazione UMTS. In quell’anno Omnitel fu assorbita dalla Vodafone e il gruppo cinese Hutchinson Whampoa entrava in Italia nel business della telefonia lanciando il marchio H3G e riuscendo per primi a trasmettere contemporaneamente immagini e voce. Negli anni che seguirono la tecnologia UMTS fu adottata anche da TIM, Vodafone e Wind che nel 2005 l’anglo-egiziana Weather Investiment rilevava dal gruppo Enel. Il successo dell’UMTS fu però inferiore alle attese e i milioni di euro d’investimento sostenuti dai gestori per l’acquisizione delle licenze e per la realizzazione della rete si rilevarono ben presto una Caporetto. Dopo che dal 1995 al 2003 si assistette al boom della telefonia mobile con la creazione di migliaia di posti di lavoro e imponenti investimenti, il settore aveva toccato l’apice di una parabola che stava invertendo tendenza cominciando la sua lenta e forse irreversibile discesa. Il traffico maggiore e quindi i fatturati continuavano ad essere legati alle conversazioni (fonia), mentre poca fortuna ebbero i nuovi servizi che resteranno sconosciuti ai più: MMS, GPRS, WAP, I-MODE e EDGE. La copertura del territorio e della popolazione era stata quasi del tutto saturata da tutti i gestori e a rendersene conto in maniera tangibile fu soprattutto l’indotto che viveva ai margini delle diverse politiche implementative. Ridotti gli investimenti e la realizzazione di nuovi impianti aziende, come Tecnosistemi, Eriksson, Siemens, Sielte tra le più grandi ed importanti del settore, intrapresero drastiche politiche che prevedevano riduzioni del personale tramite, incentivazioni all’esodo, cassa integrazione, esternalizzazione di rami d’azienda, mobbing. Tale processo iniziato da tre o quattro anni non si è ancora concluso e vedrà nel prossimo futuro nuove aziende e nuovi lavoratori inevitabilmente coinvolti nel vortice della crisi. Così anche nel mondo della telefonia sta avvenendo quello che più in generale accade nei vari settori dei mercati internazionali. La globalizzazione, il libero mercato, l’accentramento delle ricchezze nelle mani di un numero sempre più ridotto di persone porta alla scomparsa delle aziende più deboli e con esse, quasi fosse un inevitabile connubio, anche di posti di lavoro stabili. In particolare in Italia gli analisti prevedono un’ulteriore riduzione del numero degli operatori di telefonia mobile che, attraverso diverse strategie di mercato, potrebbero nel giro di pochissimi anni ridursi dagli attuali quattro a due. In campo tecnologico invece ci sono buone novità. E’ entrato già in funzione l’HSDPA (High Speed Downlink Packet Access) una sorta di evoluzione dell’UMTS che consente un incremento della trasmissione dei dati dagli attuali 384 Kb al secondo ai 2/3,6 Mb al secondo. Questo sarà valido almeno in una prima fase. Quando poi il numero degli utenti collegati aumenterà e le reti degli operatori si affogheranno di connessioni la velocità media in download potrebbe scendere a valori inferiori, compresi tra 0,5 e1,5 Mb al secondo. Molto più rivoluzionario è ciò che ci aspetta nel prossimo futuro. Le nuove frontiere del mobile parlano infatti di 4G ossia della quarta generazione del mobile, che nel 2009 farà lievitare la velocità della trasmissione dei dati a 30 Mb al secondo. Una simile velocità fa già impallidire di paura il mercato della banda larga e le aziende che ci lavorano. Speriamo che tutto questo non comporti nuove riduzioni di posti di lavoro. A me non resta che adeguarmi ai tempi e ogni tanto con un pò di nostalgia ricordare a chi non c’era il vecchio amico gettone telefonico.
|
|