Emergenza idrica infinita in Sicilia: livelli troppo bassi per gli invasi

Nonostante gli impegni assunti dal governo regionale per superare la grave crisi idrica che investe la Sicilia da diversi anni, i dati di rilevazione del livello degli invasi restituiscono uno scenario di grande preoccupazione, con livelli d’acqua estremamente bassi. Proprio lo scorso 29 dicembre, il presidente della Regione Sicilia Renato Schifani, durante la conferenza stampa di fine anno ha affermato: “Per fronteggiare l’emergenza idrica abbiamo lavorato moltissimo, aumentando di migliaia di litri al secondo l’acqua disponibile in rete. Contiamo entro due anni di completare questo modello di emergenza. Abbiamo trovato una Sicilia con delle dighe abbandonate da vent’anni e quindi il lavoro da fare è tanto, però ci doteremo anche di innovazioni come i dissalatori, che realizzeremo a Palermo e che sono già pronti in altri tre Comuni siciliani, e poi puntiamo a una gestione più oculata della risorsa idrica sul territorio”. Il chiaro impegno da parte della Ragione non è messo in discussione, ma le stesse dichiarazioni fornite dal Presidente rappresentano anche l’ammissione di una situazione che resta tutt’ora fuori controllo e subordinata alla speranza di abbondanti precipitazioni in questi mesi invernali. Insomma, l’emergenza idrica resta una grave criticità irrisolta del territorio. Il governo regionale già ad ottobre 2025 aveva dichiarato lo stanziamento di circa 7,2 milioni di euro per gli interventi sulle dighe gestite dal dipartimento regionale dell’Acqua e dei rifiuti per gestione e manutenzione delle infrastrutture idriche. E nel mese di agosto era stata comunicata l’entrata in funzione del nuovo dissalatore di Porto Empedocle, uno dei tre impianti strategici realizzati dalla Regione per contrastare l’emergenza idrica in Sicilia, con produzione di acqua fino a circa 100 litri al secondo. Porto Empedocle si è aggiunto ai dissalatori in funzione di Gela e Trapani (stanziamento di 110 milioni di euro, 90 milioni provenienti dal Fondo di sviluppo e coesione assegnato alla Sicilia grazie all’accordo firmato nel maggio 2024 con il Governo nazionale, e ulteriori 20 milioni dal bilancio regionale, di cui 10 destinati alla gestione degli impianti). Nonostante tutte le misure adottate la situazione idrica siciliana resta comunque una emergenza irrisolta. Forse andrebbero promosse accelerazioni di interventi infrastrutturali ed azioni mirate e strategiche per superare contraddizioni, disservizi e malfunzionamenti che impediscono costantemente il pieno utilizzo delle risorse (si veda ad esempio l’ingiustificato sversamento a mare dell’acqua della diga Trinità a Castelvetrano nei primi mesi del 2025).

Le risorse idriche di Palermo sono alimentate come noto dalle acque di 4 grandi sorgenti (Scillato, Risalaimi, Gabriele, Presidiana), da 21 pozzi, da 2 derivazioni fluviali e da 4 invasi: Piana degli Albanesi, Scanzano, Poma e Rosamarina. Il primo è gestito da Enel, gli altri dalla Regione Siciliana tramite il Dipartimento Regionale Acqua e Rifiuti. Le acque di invaso contribuiscono mediamente per circa il 50%. Una delle questioni irrisolte da decenni è l’approvvigionamento tramite l’acquedotto di Scillato, che registra gravi carenze per le perdite registrate nelle sue condotte. La situazione attuale degli invasi del palermitano è estremamente critica, con complessivi mm³ 40,28 disponibili, corrispondenti a meno del 20% della loro potenzialità massima di mm³ 223,30: Piana degli Albanesi, capacità totale d’invaso mm³ 32,80 – attuale situazione mm³ 5,68; lago Poma, capacità totale d’invaso mm³ 72,50 – attuale situazione mm³ 15,26; Scanzano, capacità totale d’invaso mm³ 18,00 – attuale situazione mm³ 3,72); Rosamarina, capacità totale d’invaso mm³ 100,00 – situazione attuale 15,62 (Fonte Dipartimento Regionale dell’Autorità di bacino idrografico della Sicilia – dati dicembre 2025). Al 1° dicembre 2025 la disponibilità idrica complessiva degli invasi rilevata da AMAP S.p.A. è stata pari a 19,55 milioni di metri cubi a fronte di una potenzialità massima di 40,29 (volume lordo). Numeri dinanzi ai quali occorre riflettere per evitare gravi conseguenze sociali ed economiche nei mesi a venire.



