Fino al 24 marzo mostra “Follia?” di Giorgio Lo Stimolo, da Artètika

di Milvia Averna. “Follia?”: le struggenti fotografie degli Anni ’70, in bianco e nero, di Giorgio Lo Stimolo, da Artètika. Immagini in bianco e nero, conservate in un cassetto per 50 anni e scattate all’interno dell’Ospedale San Salvi di Firenze, dove i malati di mente, prima della Legge Basaglia, venivano condannati ad un ergastolo involontario. La mostra “Follia?” alla galleria Artètika di via Giorgio Castriota, 15 a Palermo, alle spalle di Piazza Croci è visitabile fino al 24 marzo, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, dal lunedì al sabato.

I 32 scatti esposti per “Follia?” da Artètika, realizzati nel 1970, quando l’artista aveva 24 anni, raccontano l’isolamento degli “ospiti involontari, condannati senza colpa ad una forma di ergastolo, che eseguono una sbalorditiva performance per l’impietoso obiettivo di una macchina fotografica. Da vittime si trasformano in performer, per esprimere il loro terribile ed inconscio messaggio” commenta l’autore Giorgio Lo Stimolo. “All’interno di un mondo alienato, carpirne l’essenza dello spirito – prosegue -, è possibile solo con l’accettazione delle loro personalità, facendo lo sforzo di non interferire sentimentalmente, frenare l’empatia per ottenere la neutralità ed il distacco necessario. Solo così, l’infelicità palese della condizione di alienati, svela drammaticamente una forma di estetica, e si può fare vedere la bellezza nella disperazione”.

Nato a Canicattì, in provincia di Agrigento, Giorgio Lo Stimolo, ha lasciato la Sicilia a 5 anni, andando a vivere in Belgio. L’italiano l’ha imparato ad un corso serale universitario iniziato a 15 anni. A 10 anni, un petardo l’ha reso cieco per mesi. Una tragedia superata che gli ha donato la consapevolezza della preziosità della vista. Acquistò la sua prima Leica a 16 anni ed era uno dei pilastri del laboratorio fotografico del suo liceo di Seraing. Ha frequentato la Facoltà di Architettura di Firenze. Durante la sua chiusura per l’alluvione del 1966 andò a Roma e si improvvisò, con successo, fotografo a Cinecittà. Dopo avere creato luoghi gradevoli dove abitare o lavorare in Francia, come architetto, ormai da 6 anni, vive a Palermo. Il rullino delle foto del San Salvi, del 1970, l’ha seguito nei diversi traslochi parigini ed è rimasto stipato nei ricordi di giovinezza in una scatola fino a questa mostra a Palermo.




