Miglioramento delle condizioni di vita in Italia

Nel 2025 i dati sulle condizioni di vita in Italia mostrano segnali di miglioramento rispetto all’anno precedente. La quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (indicatore composito Europa 2030) nel 2025 scende al 22,6% (era 23,1% nel 2024), per un totale di circa 13 milioni e 265mila persone. Si tratta di individui che si trovano in almeno una delle seguenti tre condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale o a bassa intensità di lavoro. Nel dettaglio, sono considerati a rischio di povertà gli individui che vivono in famiglie il cui reddito netto equivalente dell’anno precedente quello d’indagine (senza componenti figurative o in natura) è inferiore al 60% del reddito mediano. Nel 2024 risultava a rischio di povertà – viveva cioè in una famiglia con un reddito netto equivalente inferiore a 13.237 euro – il 18,6% delle persone residenti in Italia, circa 10 milioni 908mila individui, evidenziando una sostanziale stabilità rispetto al 2023, quando era pari al 18,9%. In leggero aumento (5,2% dal 4,6% del 2024) la quota di popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, cioè di coloro che presentano almeno sette segnali di deprivazione dei 13 individuati dal nuovo indicatore Europa 2030; si tratta di segnali relativi alla presenza di difficoltà economiche tali da non poter affrontare, ad esempio, spese impreviste, il pagamento dell’affitto, un pasto adeguato, piuttosto che una settimana di ferie all’anno o regolari attività di svago fuori casa. Nel 2025, si trovano in tale condizione più di 3 milioni di individui. Si riduce invece all’ 8,2% (dal 9,2% del 2024), la quota di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, cioè famiglie i cui componenti tra i 18 e i 64 anni nel corso dell’anno precedente hanno mediamente lavorato meno di un quinto del tempo in cui avrebbero potuto farlo. In termini assoluti, questa condizione coinvolge circa 3 milioni e 873mila persone. La diminuzione della bassa intensità lavorativa si lega alla crescita dell’occupazione osservata nel corso dell’anno ed è particolarmente marcata nel Nord-est (2,8% dal 4,3%) e nel Centro (5,5% dal 7,8%), tra le persone sole con meno di 65 anni (13% dal 15,9%), le coppie con figli (4,8% dal 5,6%) e i monogenitori che, pur presentando livelli più che doppi rispetto alla media nazionale, scendono al 18,2% dal 19,5% del 2024.Il Nord-est si conferma la ripartizione con la minore incidenza di rischio di povertà o esclusione sociale (11,3%, era 11,2% nel 2024), mentre il Mezzogiorno quella con la più alta (38,4%, era 39,2% nel 2024).



