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Sanità pubblica tra inadempienze strutturali e nuovi interventi legislativi

A seguito di una recente inchiesta condotta dal programma Report, il giornalista RAI Sigfrido Ranucci (denunciando tra l’altro la chiusura di 372 pronto soccorso in 25 anni), ha definito la sanità pubblica italiana, un tempo invidiata da tutti a livello internazionale, un paziente moribondo.

Ed in effetti la cronaca recente ha restituito oltre ai soliti scandali, primo tra tutti quello dei referti oncologici all’Asp di Trapani (in regioni come la Sicilia il fenomeno è molto più grave), la chiara incapacità della Sanità Pubblica di assicurare il diritto alla salute ai propri cittadini.

Contraddicendo il principio costituzionale riportato nell’articolo 32 della Carta “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” puntualmente esposto nella homepage del sito istituzionale del Ministero della Salute.

Secondo alcune indagini condotte nel 2024, oggi gli italiani per superare le liste di attesa spendono di tasca loro per le visite ambulatoriali e gli esami diagnostici oltre 8 miliardi all’anno.

Cosa ha fatto la politica fino ad oggi?  Premesso che risultano non applicate diverse norme in vigore, due in particolare forse poco conosciute come quella della possibilità di estendere il servizio di visite ed esami anche nei sabati e domeniche per ridurre i tempi di attesa, e di garantire in libera professione al costo del ticket (con onere a carico pubblico) la prestazione laddove diversamente non sarebbe garantita nei tempi previsti, la misura più sostanziale potrebbe essere quella della istituzione della Piattaforma nazionale delle liste di attesa, gestita dall’ Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) con l’obiettivo di monitorare a livello nazionale se sono rispettati i «codici di priorità» sulle ricette (72 ore se urgenti, entro 10 giorni in codice «breve», entro 30 giorni per una visita o 60 per un esame se differibili, e ancora entro 120 se sono programmati).

Ancora più recentemente è intervenuta una intesa Stato-Regioni sulla disciplina dei poteri sostitutivi. Come comunicato dal Ministero della Salute lo scorso 12 giugno 2025, per abbattere le liste d’attesa e garantire ai cittadini servizi sempre più efficienti, il decreto conseguente alla Conferenza Stato-Regioni istituisce l’esercizio dei poteri sostitutivi attribuiti all’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria. L’esercizio dei poteri sostitutivi è previsto in caso di mancata nomina del Responsabile unico regionale dell’assistenza sanitaria (RUAS) nonché qualora il RUAS o le Regioni non svolgano i compiti, connessi alla problematica delle liste di attesa, loro affidati ai sensi della legge o nei casi di inadempienza parziale o totale degli obiettivi indicati dalla legge.

Al momento queste misure restano comunque uno specchietto per le allodole e le criticità restano, i cittadini non riescono a curarsi.

Dalle compagini di maggioranza giungono alcune nuove proposte politiche per realizzare un piano integrato finalizzato alla riduzione delle liste d’attesa e rendere meno congestionati i Pronto Soccorso, puntando su tre leve fondamentali: Il potenziamento dell’accesso alla medicina specialistica territoriale ed ospedaliera, l’attivazione di dipartimenti integrati tra ospedali e territorio con una governance centralizzata delle risorse e migliore gestione delle prestazioni e la riduzione degli accessi impropri ai Pronto Soccorso.

In particolare, il piano, partendo dal fatto che l’Italia ha solo 3,2 posti letto per 1.000 abitanti, contro una media UE di oltre 5 (fino a 7–8 in Germania); tra il 2010 e il 2020 sono stati tagliati circa 37.000 posti letto e chiusi centinaia di ospedali e Pronto Soccorso, intenderebbe avviare un intervento straordinario di incremento di almeno 50.000–100.000 posti letto in regime ordinario e diurni.

Infine, partendo dalla considerazione che circa 4 milioni dei 18 milioni di accessi annui ai Pronto Soccorso sono impropri (codici bianchi/verdi), intenderebbe dotare il territorio di specifici ambulatori di specialisti e posti letto, finalizzati alla risoluzione della pressione sulle strutture emergenziali, garantendo cure adeguate al posto giusto ed evitando sovraffollamento.

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