Buona la prima con Re Chicchinella al Teatro Biondo

di Eva Luna. Con “Re Chicchinella” si conclude la trilogia di Emma Dante (“La scortecata” e “Pupo di zucchero”) dedicata alla celebrazione dello scrittore campano Giambattista Basile. Non ci sono mezze misure nell’accostarsi alle opere teatrali della nostra intensa e passionale regista palermitana che con le sue opere provoca e divide il pubblico in chi la ama profondamente per queste note così immersive e provocatorie e chi mal tollera, invece, questa spassionata e viscerale messa in scena di vizi e virtù umane al limite dell’irascibilità. La storia narra con un vertice magico, tragicomico e grottesco le paturnie di un re che colto da un impellente bisogno viscerale commetterà un fatale errore: userà una gallina, creduta morta, per pulire il suo nobile deretano nel bel mezzo di un bosco. La tragedia avrà inizio quando il pennuto, tutt’altro che morto, si attaccherà al suo corpo, risalendo per le viscere e posizionandosi nelle sue budella: come un verme solitario divorerà tutto il cibo ingerito dal sovrano, facendogli espellere uova d’oro.

La totale devastazione fisica e mentale indurrà il nostro povero sovrano a non voler più mangiare per non alimentare la bestiolina divoratrice al punto da LASCIARSI morire. Molteplici le suggestioni evocate, cruda la messa in scena che vede letteralmente a nudo il nostro magistrale Carmine Maringola nel ruolo di questo sovrano dilaniato e abbandonato alla sua solitudine interiore poiché tutta la famiglia reale e l’intera corte anelerà soltanto alle sue uova d’oro!
Emerge una lettura molto contemporanea di dinamiche gruppali malate e marce… il grottesco di alcune scene forti quali i pasti divorati dai cortigiani che tentano di indurre il re a mangiare suscitano sgomento e ribrezzo, toccano corde profonde quasi a volere affermare con grande potenza evocativa l’inevitabile imprescindibilità del corpo con la mente…Il rapporto col cibo rimanda al rapporto col nutrimento affettivo che in questo caso é molto malato, dilaniato e lacerato da dentro, questa bestiola divoratrice metafora di mali intestini che producono ricchezze apparenti un po’ come antichi rimandi di pomi di discordia, ricorda quanta solitudine possa esperire l’essere umano non accolto, non visto, non capito e LASCIATO alla sua autodistruzione…traspare una non troppo velata denuncia sociale che soffoca un disperato grido di aiuto da parte di anime dilaniate in conflitti di varia natura… e la tendenza di certe collettività fameliche e indifferenti… occupate nelle loro miopi visioni egocentriche, ben lontane dal benessere strutturale e collettivo di assetti societari sani…Buona la prima, insomma, e un grande plauso alla nostra geniale concittadina!




