Francesco Federico, una vita per la poesia

Francesco Federico, 76 anni, di Bagheria, poeta e scrittore, premiato a Marineo nel 1986, a Catania nel 2003, a Carini nel 2004, Lascari nel 2006, Bognanco nel 2013, Cagliari nel 2014, ed in diverse altre manifestazioni, presente nel volume della “Storia della letteratura italiana dal secondo 900 ad oggi” – Edizioni Helicon, di giugno 2025, destinatario di diversi riconoscimenti da parte della critica specializzata, critico d’arte, nonché più volte presidente e tra i più noti componenti delle giurie dei più importanti premi letterari, ci parla della poesia nella sua vita.
La poesia in Sicilia trova le sue radici storiche nel XIII secolo con la Scuola Poetica Siciliana, particolarmente attiva alla corte di Federico II, legata principalmente ai temi dell’amor cortese, alla bellezza femminile, con, tra i poeti più noti, Giacomo da Lentini e Pier delle Vigne. La poesia siciliana si è articolata nel tempo in diverse forme espositive, sia in dialetto che in lingua italiana (volgare). Nell’ultimo secolo la grandezza della poesia siciliana e della letteratura in generale ha portato il nome di Luigi Pirandello – Premio Nobel per la Letteratura nel 1934, Salvatore Quasimodo – Premio Nobel per la Letteratura nel 1959, Giovanni Verga e diversi altri. Tra le opere moderne più note vi è senz’altro “La Sicilia, il suo cuore”, con la quale Leonardo Sciascia descrive la sua terra in modo amorevole e amaro allo stesso tempo. Meno note, ma fortemente legate alla Sicilia le più recenti poesie di Andrea Camilleri.
Oggi la società ha sicuramente mutato il suo approccio con l’arte, la meditazione, la riflessione, e quindi anche con la lettura e la poesia. Maestro Federico, quale ruolo riveste oggi la poesia in una società sempre più orientata alla comunicazione via social?
Oltre le contorsioni del vivere odierno e oltre l’illusione della felicità digitale e della comunicazione via social, il linguaggio poetico è espressione metaforico della nostra anima neurale: emozionale e intellettiva, sempre alla ricerca dei diritti e della pace universale. I poeti percepiscono le verità donateci dalla “Natura cromatica vivente” ed ascoltano il dolore di una umanità fin troppo spesso coinvolta dal dare e dall’avere del nostro esistere ingiusto. Si, i poeti rielaborano con la loro intelligenza linguistica, donandoci la liricità e il sentimento umano fin troppo spesso negato.
Maestro Federico, quando ha iniziato a scrivere poesie?
Da giovanissimo. Mio padre prevedeva per me un percorso diverso, per seguire le sue tracce, quello di perito industriale. Mi obbligò per questo a frequentare l’ITI di Palermo. Ma lì, nel 1966 partecipai al “Premio Letterario Ascione”, organizzato dall’Istituto, e mi classificai terzo con pubblicazione. Da quel momento non ho più smesso di scrivere. Negli anni successivi lasciai Palermo ed andai a lavorare a Firenze presso delle Biblioteche.
Quali sono state le sue pubblicazioni?
Dal 1968 ad oggi ho pubblicato 32 libri. I più recenti sono, “Fiori di umido vento” (Poesia. Edizioni Helicon. Poppi-Arezzo, anno 2015), “Il silenzio del cielo” (Narrativa. Edizioni Helicon. Poppi-Arezzo, anno 2020), “I linguaggi dell’emozione” (Saggi critici. Edizioni Helicon. Poppi-Arezzo, anno 2021), “Frammenti di verità” (Pensieri. Edizioni Helicon. Poppi-Arezzo, anno 2022) e “L’alfabeto della pace” (Poesia. Edizioni Helicon. Poppi-Arezzo, anno 2024).

Qualche nota che può sintetizzare le più recenti?
Per “Frammenti di verità” la prefazione della prof.ssa Cristiana Vettori che ha scritto: …parole che si nutrono della consapevolezza del nostro appartenere alla natura madre e dunque della necessità di proteggerla e di trarne ispirazione dalla sua ineguagliabile armonia…
Per “L’alfabeto della pace” la prefazione della prof.ssa Teresa Riccobono di Palermo che ha scritto: Nella silloge, Francesco Federico, attraverso un viaggio emozionale, ci conduce nelle primavere, nelle tempeste della vita, in luoghi carichi di memorie, dove è possibile respirare parole nuove, ripensare ai luoghi, guardare al mondo con una attenzione, trovare “un legame con l’universo/che volge e sconvolge, parole come carezze, nostalgie, ma anche graffi di rimembranze”.
La Sicilia come si confronta con il resto d’Italia?
Dante Alighieri affermò, in lingua latina, che la lingua italiana nasce dalla scuola poetica siciliana nel XIII secolo (attorno al 1220). Ed è anche per questo che in Toscana riconoscono la nostra creatività letteraria. Più in generale posso affermare che i poeti siciliani sono apprezzati ed amati in tutte le regioni d’Italia.
Quali prossimi impegni la aspettano?
La pubblicazione di un nuovo libro; pensieri, poesie e saggi critici: “L’amore cura le contorsioni del nostro io”.



