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Il mondo ha abbandonato la Palestina

Un documento redatto nel 1980 dalle nazioni Unite (ONU), ed in particolare dalla sua Commissione per l’esercizio dei diritti inalienabili del Popolo Palestinese, fornisce una breve sintesi su di un precedente studio condotto sulla evoluzione storica della Palestina, termine con il quale ci si riferisce all’area geografica che oggi copre lo Stato di Israele, la Cisgiordania e la striscia di Gaza. Da questo documento si evince chiaramente che il territorio palestinese, in origine abitato da popoli Semitici, Canaaniti (Cananei), e soltanto dal 1000 A.C. terra del Popolo Ebraico (regni di David, Giuda e Salomone), è stata sempre teatro di guerre, occupazioni, conquiste e domini (Assiri, Babilonesi, Macedoni, Romani, Bizantini, Arabi, Turchi). La popolazione ha visto convivere per secoli semiti arabi, sia musulmani che cristiani oltre che piccole minoranze di ebrei (rapporto 10 a 1). Dalla Prima guerra mondiale in poi il territorio palestinese è stato occupato dagli inglesi, che ne hanno mantenuto il controllo e l’influenza per diverso tempo. Proprio i britannici sono stati i primi a supportare la nascita di uno stato di Israele in Palestina per meri interessi strategico-coloniali. Le contrapposizioni del popolo arabo stanziante in questo territorio sono state assecondate strumentalmente ma mai supportate realmente.

Dalla Dichiarazione del Balfour (1917) alla fine del primo conflitto mondiale i paesi vincitori hanno posto sotto la propria amministrazione diversi territori medio-orientali; in particolare, Siria e Libano sotto mandato francese, Cisgiordania e Palestina sotto mandato britannico. L’obiettivo posto dalla Lega delle Nazioni, finalizzato alla progressiva indipendenza dei popoli, è stato del tutto ignorato per la Palestina. Probabilmente, a partire dalla Conferenza di Sanremo del 1920, dove è stato confermato il controllo inglese sulla Palestina, è nato anche il progetto “sionista”, in un primo momento finalizzato a supportare l’emigrazione su larga scala di ebrei provenienti da altre terre ed il loro insediamento su questa terra. In pratica gli inglesi hanno imposto già da quegli anni la nascita ed il riconoscimento del gruppo ebraico in Palestina. Da questo momento in poi (siamo nel 1922), gli arabi palestinesi hanno visto nell’insediamento degli ebrei una usurpazione, una occupazione ingiusta della loro terra, tra l’altro gravemente appesantita dal riconoscimento inglese ed internazionale.

Prima che scoppiasse la Seconda guerra mondiale (1939) il rapporto tra le popolazioni arabe e gli ebrei in Palestina cambiò significativamente, anche a causa della fuga dall’Europa per le persecuzioni naziste. Questi ultimi salirono rappresentando circa il 30% della popolazione totale (445.000 su 1.500.000). Dopo la Seconda guerra mondiale la questione palestinese, divenuta sempre più grave con la contrapposizione armata tra arabi ed ebrei, fu affrontata dall’ONU che stabilì la nascita di due stati indipendenti, uno israeliano ed uno arabo palestinese, con l’abbandono del controllo britannico (avvenuto nel 1948). Il 14 maggio 1948 fu proclamato lo Stato di Israele, e subito dopo scoppiò la prima guerra arabo-israeliana. L’armistizio del 1949 vedeva sotto il controllo di Israele circa il 67% della Palestina. Nello stesso anno Israele fu ammessa come stato membro dell’ONU. Lo stato palestinese non nasceva, anche a causa del controllo militare delle restanti zone ad opera di Egitto e Giordania. Nel 1956 la guerra per Suez, e la terza guerra arabo-israeliana del 1967 costituirono una svolta nella questione palestinese: Israele si estese e occupò Gerusalemme e tutta la Palestina, le alture del Golan della Siria ed il Sinai dell’Egitto, con la conseguenza dell’abbandono di queste terre da parte di circa 500.000 palestinesi. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiese ad Israele di facilitare il rientro dei profughi palestinesi nelle loro terre, con la Risoluzione 237 e nel rispetto della Convenzione di Ginevra del 1947. Israele ignorò ambedue le richieste. Nel 1964 nasceva l’OLP (Organizzazione per la liberazione della Palestina) che dichiarava Israele come stato illegale. Dovevano passare 10 anni affinché gli Stati Arabi e l’ONU riconoscessero l’OLP (1974) come rappresentante legittimo del Popolo palestinese e soltanto nel 2012 la Palestina come Stato non membro con status di osservatore permanente (risoluzione 67/19). Tutte le richieste dell’ONU di questi ultimi decenni, sul diritto di autodeterminazione del popolo palestinese, sono state disattese da Israele. Senza fortuna è stato un tentativo di negoziazione degli USA del 1978 (noto come quello di Camp David). Nel 1988, il Presidente dell’OLP, Yasser Arafat, per quanto potesse valere, proclamò l’indipendenza dello Stato della Palestina. Più recentemente, nel 1993, un barlume di speranza per la soluzione palestinese si è acceso grazie agli accordi di Oslo. Gli accordi prevedevano che la neo-nata Autorità Nazionale Palestinese (ANP), governasse, in modo limitato, parte della Cisgiordania e della striscia di Gaza. Nonostante i buoni propositi anche questi accordi sono saltati.

La storia più recente è nota. Dal 2007 il Movimento islamico di resistenza (Hamas) ha preso il controllo sia politico che militare della Striscia di Gaza rilanciando contro Israele lo strumento del terrorismo. Questa organizzazione si è fatta scudo del Popolo Palestinese per combattere sul suo stesso territorio il nemico. Il 7 ottobre 2023 Hamas si è macchiato del peggiore crimine terroristico mai avvenuto in Israele, uccidendo circa 1200 persone e prendendone in ostaggio circa 250, rivendicando l’azione come “atto difensivo” contro l’occupazione.

La reazione non è stata immediata ma parimenti disumana. Israele ha occupato militarmente la Striscia di Gaza, portando alla fame ed alla disperazione tutti i palestinesi residenti e determinando centinaia di migliaia di vittime tra i civili. La striscia di Gaza è diventata una trappola per i suoi abitanti; distrutte le loro case, privati di acqua, cibo e dell’assistenza sanitaria, sottoposti a bombardamenti, deportazioni di massa ed interventi militari senza scrupoli. L’occupazione militare israeliana dal 2023, con il blocco di Gaza, e la violazione delle leggi internazionali in materia umanitaria e di diritti umani, sono l’ultimo carissimo prezzo che stanno pagando i palestinesi. Non a caso si parla insistentemente di genocidio. Da questa breve sintesi storica della Palestina possiamo affermare, senza timore di essere contraddetti, che il Popolo Palestinese, non solo è stato tradito dagli Stati Arabi come affermava il giornalista algerino Mokhtar Sakhri in un suo libro pubblicato nel 1980, rei di non avere mai agito in favore della nascita dello Stato palestinese e di aver pensato soltanto ai propri interessi economici e politici, ma è stato tradito ed abbandonato, fattore ben più grave, da tutto il mondo. Egitto, Giordania, Siria sono stati parimenti responsabili del tracollo palestinese, dell’ascesa di Hamas al potere, organizzazione terroristica inidonea a traghettare l’obiettivo dei due stati (trattandosi di organizzazione con l’obiettivo di eliminare Israele). Più in generale, è amaramente evidente che tutti gli Stati Arabi hanno mostrato disinteresse per le sorti di questo popolo. 

Ovviamente non consideriamo neanche le responsabilità enormi dei colonizzatori europei e delle grandi potenze occidentali e del mondo intero, già scolpite nella storia. Quel mondo che dovrebbe trovare la sua maggiore e migliore espressione nell’ONU, organizzazione che nulla ha fatto dal 1948 ad oggi per proteggere, riconoscere e difendere gli arabi-palestinesi. Quell’ONU succube delle superpotenze, reali responsabili di tutte le guerre, di tutti i morti e di tutte le violenze che sono accadute e che accadono ancora oggi. Ne Hamas, né Israele avrebbero potuto compiere le atrocità di cui il mondo contemporaneo è testimone, se non avessero avuto, ed hanno ancora, alle spalle, attori spietati e senza scrupoli molto più potenti.

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